Giulio Gravina al Think Tank Remind Futuro Italia Remind del 5 Dicembre 2023

Giulio Gravina Presidente Comitato Remind Sicurezza Urbana e Sussidiaria e Cofondatore G. Italpol al Think Tank Remind Futuro Italia Remind del 5 Dicembre 2023 ha così dichiarato: ”

Buongiorno a tutti,

ringrazio Remind e il suo Presidente Paolo Crisafi per l’organizzazione della giornata odierna insieme a Maurizio Gasparri Presidente Gruppo Forza Italia del Senato, Lucio Malan Presidente Gruppo Fratelli d’Italia al Senato e Massimiliano Romeo Presidente Gruppo Lega al Senato.

Il mio ringraziamento va anche a tutti i rappresentanti delle istituzioni e dei settori produttivi protagonisti di questo bellissimo incontro.

Siamo quasi a fine anno e in questo periodo si iniziano a tracciare i bilanci e a definire i programmi per il nuovo anno, per il futuro che ci attende.

L’evento odierno è denominato FUTURO ITALIA.

Il futuro dell’Italia non può prescindere dal futuro dell’Europa, del Mondo, dell’intero Pianeta. Il quadro economico internazionale è ormai mutato radicalmente, siamo entrati in una nuova era. Abbiamo avuto la pandemia, ora guerre e terrorismo, le problematiche legate ai cambiamenti climatici, ecc. Ritengo pertanto di fondamentale importanza l’organizzazione di momenti di confronto con il decisore per cercare di comprendere i possibili scenari futuri per l’economia e quindi per la società. I tempi della società moderna sono veloci e altrettanto veloce deve essere la risposta da parte delle istituzioni, della politica, per meglio individuare le soluzioni migliori per la collettività e la sicurezza e la crescita del benessere delle persone.

Sto seguendo il dibattito in merito alla manovra economica e tutti gli altri provvedimenti adottati dal Governo. In particolare ho approfondito, in qualità di presidente della sezione sicurezza urbana e sussidiaria di Remind, i recenti tre disegni di legge che introducono nuove norme in materia di sicurezza pubblica e riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale.

A questo proposito, colgo l’occasione di questo evento per portare all’attenzione del decisore l’importanza strategica del concetto di sicurezza urbana e sussidiaria legato al contesto dell’immobiliare allargato agli altri settori produttivi della Nazione. Remind si fa portavoce del cosiddetto immobiliare allargato, inteso come la filiera, la messa in rete, di tutti i settori attivati dal comparto immobiliare considerato in senso stretto, quindi la progettazione, costruzione, gestione, manutenzione, rigenerazione degli immobili e delle infrastrutture, sino alle attività di investimento, valorizzazione, gestione e messa in sicurezza del territorio e degli spazi urbani. In questo ambito oltre al patrimonio sono sempre al centro le persone.

Nel 2017 il legislatore ha introdotto la definizione di sicurezza urbana come il bene pubblico relativo alla viabilità e al decoro delle città, da perseguire anche con il contributo congiunto degli enti territoriali attraverso una serie d’interventi anche rivolti a garantire la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio.

Tra gli altri interventi previsti dal legislatore per perseguire la sicurezza urbana anche la riqualificazione e recupero delle aree e siti più degradati. Appare pertanto evidente il legame tra servizi di sicurezza privata e sicurezza urbana, il tutto a sostegno della tutela del patrimonio e del benessere delle persone.

Sull’argomento mi preme evidenziare che ci sono studi che sottolineano come i valori dei mercati immobiliari dipendono anche dai livelli di sicurezza urbana dei territori in cui sono ubicati gli immobili.

Più sicurezza urbana significa più valore per gli immobili, sia residenziali che commerciali, e quindi maggiore capacità di attrazione di investimenti sul territorio specifico, e perciò maggiore ricchezza.

Al di là del dato oggettivo relativo al tasso di criminalità che può persistere su un singolo spazio urbano, penso che il compito delle istituzioni sia anche quello di garantire una elevata percezione di sicurezza. Secondo dati ISTAT, il 33,9% dei cittadini ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità. Proprio su questo aspetto possono avere un ruolo gli operatori economici che erogano servizi di sicurezza privata.

Le linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana richiamate dalla normativa statale contemplano anche iniziative che mirano alla realizzazione di forme di partenariato, non solo tra soggetti istituzionali, ma anche tra il pubblico e il privato.

In particolare i patti per la sicurezza urbana possono individuare specifici obiettivi per l’incremento dei servizi di controllo del territorio e, più in generale, per la sua valorizzazione.

Quindi è già possibile l’avvio di progetti concernenti la messa in opera a carico di privati di sistemi di sorveglianza tecnologicamente avanzati, dotati di software di analisi video per il monitoraggio attivo con l’invio di segnali di allarme alle centrali delle Forze di polizia o di istituti di vigilanza convenzionati.

Pertanto il legislatore ha già previsto il ruolo della vigilanza privata nell’ambito della sicurezza urbana. Di fatto però questa opportunità per il settore è rimasta inespressa, non sono stati emanati i provvedimenti attuativi per rendere pratica tale possibilità.

La richiesta che facciamo al decisore come sezione Remind per la sicurezza urbana e sussidiaria è quella di rendere compiuta la partnership pubblico – privata per certi versi, come detto poc’anzi, già prevista dal legislatore nell’ambito della sicurezza urbana. Partnership che deve essere rivolta a soddisfare i nuovi bisogni riferiti alla qualità della vita nelle città e alla possibilità di un pieno godimento degli spazi dove si svolgono le attività umane e si formano i rapporti sociali.

Già esistono fondi statali destinati al perseguimento della sicurezza urbana. Penso alla norma sulla videosorveglianza urbana.

Pertanto, un primo passo sarebbe quello di considerare nell’ambito della normativa sulla sicurezza urbana, tra gli obiettivi dei patti per la sicurezza, nell’ottica di una integrazione e convergenza tra tecnologia e fattore umano, oltre all’installazione di sistemi di videosorveglianza anche l’impiego del personale operativo degli istituti di vigilanza privata, e quindi estendere il fondo speciale destinato ai Comuni ai fini dell’installazione di sistemi di videosorveglianza anche all’accesso ai servizi di sicurezza che possono essere espletati dagli addetti alla sicurezza sussidiaria ex art. 134 del TULPS e seguenti.

Definire i contorni del ruolo della vigilanza privata nell’ambito della sicurezza urbana può consentire anche l’individuazione di forme d’intervento sussidiario della vigilanza privata rispetto all’attività della polizia municipale, al fine di favorire il contrasto dei fenomeni di disordine urbano.

Di fatto ci sono già prime esperienze in questo senso, come il caso della regione Friuli Venezia Giulia che, nel rispetto della normativa statale, riconosce, attraverso una legge regionale, agli enti locali la possibilità di avvalersi del personale degli istituti di vigilanza privata per svolgere attività sussidiaria aggiuntiva e non sostitutiva a quella ordinariamente svolte dalla polizia locale, finalizzata al miglioramento della percezione di sicurezza della cittadinanza attivando i soggetti a vario titolo competenti nei casi di emergenza.

Recentemente è stato approvato il disegno di legge delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale.

Penso che questo provvedimento sia importante per estendere l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia anche alle altre regioni, e consolidare il principio di partnership pubblico – privato nell’ambito della sicurezza urbana.

 In termini generali, oltre al contributo dei servizi di sicurezza privata in termini di sicurezza urbana, voglio aggiungere alcune considerazioni sul ruolo sussidiario e complementare dei servizi di sicurezza privata a quello delle forze dell’ordine.

Il quadro normativo della vigilanza privata implementato negli ultimi 15 anni ha favorito la qualificazione di un settore che ha saputo dimostrare una buona duttilità nell’affrontare ed allinearsi alle nuove disposizioni.

Oggi il comparto dei servizi di sicurezza privata dimostra di essere pronto per una nuova fase d’innovazione normativa, per certi versi necessaria, che possa generare uno scatto di modernità con l’obiettivo di consolidare e sviluppare il settore della vigilanza privata orientandolo verso il concetto più ampio di sicurezza privata, favorendo così l’individuazione di nuovi ambiti d’intervento sempre, appunto, in una logica di complementarietà e sussidiarietà alla sicurezza pubblica.

Il punto di partenza è dato certamente dell’esperienza maturata nella sicurezza sussidiaria così come definita dal legislatore con un provvedimento d’urgenza del 2005, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale, successivamente convertito in legge.

A seguito della norma del 2005, gli Istituti di vigilanza privata partecipano oggi attivamente alla messa in sicurezza dei luoghi di transito (Porti, Stazioni ferroviarie, Metropolitane, ecc.), svolgendo i servizi di sicurezza per i quali non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego delle forze dell’ordine, contribuendo così alla tutela del patrimonio pubblico e al benessere delle persone.

Sotto quest’ambito vanno menzionati anche i servizi di controllo esistenti nell’ambito aeroportuale affidati in concessione agli istituti di vigilanza privata, per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego di appartenenti alle forze di polizia. Nello svolgimento di tali servizi il personale operativo degli istituti di vigilanza svolge di fatto attività di controllo delle persone presso i varchi e di controllo radioscopico del bagaglio a seguito dei passeggeri.

In particolare la legge prevede tra i servizi espletabili altresì dalle imprese di sicurezza il riscontro di identità del passeggero e dei documenti d’imbarco presso i varchi.

Appare evidente l’esistenza di un know how pluriennale da parte delle imprese di vigilanza privata che va oltre la tipica attività di vigilanza o custodia delle proprietà mobiliari od immobiliari richiamata espressamente dal TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

Pertanto l’esperienza maturata sinora in termini di partnership pubblico-privato nell’ambito dei luoghi di transito è tale per sostenere la richiesta d’individuazione di ulteriori spazi d’intervento per la vigilanza privata sempre in modalità sussidiaria, ipotizzando altresì un aggiornamento della disciplina che regolamenta gli istituti di vigilanza attualmente contenuta nel TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), risalente al 1931.

A titolo d’esempio menziono i servizi di vigilanza svolti a favore della Banca d’Italia da parte dell’Arma dei Carabinieri. Tali servizi (circa n. 1.100 addetti) potrebbero essere assegnati alla vigilanza privata pur mantenendo il coordinamento dell’Arma dei Carabinieri, liberando così personale dei Carabinieri che potrebbe essere assegnato a funzioni più operative. Il beneficio per la collettività appare evidente.

Un ulteriore esempio di servizi di sicurezza esternalizzabili in una logica di partnership pubblico – privato potrebbero essere i servizi di piantonamento svolti dalle forze dell’ordine presso le garitte a protezione dei siti istituzionali.

Esplorando il panorama dei servizi non operativi svolti dalle forze dell’ordine certamente sarebbe possibile individuare spazi d’impiego per la vigilanza privata, sempre a garanzia dell’interesse pubblico.

In apertura del mio intervento ho parlato del cambiamento complessivo della società e della velocità con il quale si susseguono le dinamiche di mercato. Anche il mercato dei servizi di sicurezza privata è stato investito da cambiamenti. Gli anni recenti sono stati caratterizzati dall’incremento della richiesta da parte della committenza pubblica e privata di figure professionali addette ai servizi di sicurezza per i quali non è previsto il possesso del decreto di Guardia Particolare Giurata, come i servizi di controllo degli accessi, di locali, di aree, ecc.

Ormai gli operatori di sicurezza non in possesso del decreto di Guardia Giurata che svolgono servizi ausiliari alla sicurezza sono, a livello numerico, più del doppio del numero delle guardie giurate dipendenti di istituti di vigilanza privata che ammontano a circa 35.000 mila unità.

A differenza delle guardie giurate particolari che prima della loro immissione in servizi operativi devono seguire i previsti percorsi di formazione tecnico-professionale, per gli addetti ai servizi di sicurezza senza decreto non sono previsti percorsi formativi minimi d’ingresso all’attività.

Penso pertanto che sia arrivato il momento di un intervento normativo che miri a disciplinare la figura dell’addetto ai servizi ausiliari alla sicurezza individuando precisi requisiti formativi minimi d’ingresso e di mantenimento indispensabili per essere iscritti in un apposito elenco come condizione necessaria all’impiego.

In questa direzione possono essere utili le recenti norme UNI riferite ai servizi ausiliari alla sicurezza, emanate lo scorso 28 settembre 2023, che trovano origine dall’esperienza maturata con l’applicazione da parte del mercato della UNI/PdR 54:2019. 

Prendendo spunto dall’esperienza della normativa che disciplina i servizi di vigilanza espletabili previa autorizzazione di polizia, anche per l’auspicata disciplina dei servizi ausiliari alla sicurezza potrebbe essere richiamata, nell’ambito della disciplina cogente, la normazione volontaria.

Ho parlato di velocità e modernizzazione delle dinamiche economiche, e quindi della necessità di regole e norme che rispondano alle nuove esigenze che si vengono a creare.

La vigilanza privata è un settore regolamentato sottoposto al controllo del Ministero dell’Interno, di conseguenza sugli istituti di vigilanza privata incombono numerosi adempimenti amministrativi e procedurali che spesso ne ostacolano e rallentano l’attività commerciale.In ottemperanza alle modifiche apportate al regolamento d’esecuzione del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), è stato istituito per ogni Prefettura un apposito registro nel quale vengono iscritte le guardie giurate di cui sia stata approvata la nomina a norma di legge.

Nell’intenzione del legislatore, il registro risponde appunto all’esigenza di semplificazione ed accelerazione degli adempimenti amministrativi riguardanti il personale giurato, a cominciare dal rilascio e dal rinnovo dei decreti di approvazione della nomina a guardia giurata.

La stessa norma istitutiva dei registri presso ogni prefettura prevede il collegamento tra gli stessi dando vita ad una vera banca dati nazionale degli operatori della sicurezza privata (DBNSOP). Nonostante il database sia stato reso operativo a febbraio 2019, gli adempimenti amministrativi legati al personale giurato risultano ancora farraginosi e di ostacolo all’attività ordinaria degli operatori economici. Sarebbe pertanto necessaria una rivisitazione delle funzionalità del database delle guardie giurate magari inserendolo nelle misure del PNRR per la transizione digitale della pubblica amministrazione, in modo tale da modernizzare e rendere efficace uno strumento utile anche ad elevare la considerazione sociale della figura della guardia giurata.

Chiudo dicendo che fermo restando la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza pubblica, gli operatori della sicurezza privata sono pronti a dare il loro contributo in modalità sussidiaria, partendo dall’esperienza maturata sul campo in questi anni. Questo anche al dialogo proattivo, pubblico e privato, che Remind realizza per la sicurezza e il benessere delle persone nei luoghi dove vivono, operano e transitano.

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