Carla Cappiello e il D.L. Semplificazioni

 

Il D.L. Semplificazioni è al centro dell’analisi presentata alla Videoconferenza del Comitato Tecnico-Scientifico di Re Mind del 2 ottobre 2020 dalla Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma Carla Cappiello, il cui approfondimento ha portato all’evidenza i principali vincoli e limitazioni del decreto-legge in questione.

Dopo aver ribadito l’impegno, da parte dell’ordine da ella presieduto, nel richiedere quanto prima una modifica del suddetto testo di legge, la Presidente Cappiello ha quindi sottolineato “le gravi conseguenze che un provvedimento come quello approvato produrrà su tutta la filiera immobiliare, sul lavoro dei suoi professionisti, delle sue imprese e in generale sull’innovazione e sulla riqualificazione del nostro patrimonio edilizio”.

In particolare, secondo Carla Cappiello, “il testo del provvedimento ci ha fatto tornare, normativamente parlando, indietro nel tempo di circa 15 anni”, rimarcando come questo, invece di ampliare e semplificare gli interventi, cruciali in un momento di profonda crisi come quello attuale, sugli edifici esistenti, ha paradossalmente apportato all’apparato burocratico italiano ulteriori vincoli e limiti procedurali.

A un livello più specificatamente tecnico, la Presidente Cappiello ha ricordato i principali effetti della formulazione legislativa in questione, quali per esempio l’inasprimento degli interventi nei confronti degli immobili situati nelle aree di vincolo paesistico e di quelle situati nelle zone omogenee A, con la conseguenza fondamentale di una paralisi di qualsiasi attività legata alla rigenerazione urbana, “dal momento che le pratiche di demolizione e ricostruzione dovranno rispettare tutte le caratteristiche dell’edificio preesistente”.

Nello specifico, ha continuato Cappiello, “dovrà essere assolutamente rispettata la sagoma, in termini di altezza e di superficie, i prospetti e il sedime, e quindi le specifiche plano-altimetriche”, per le quali, come negli altri casi, non sarà consentita alcuna variazione rispetto alle condizioni della costruzione antecedente.

“In sostanza, il decreto modifica il precedente regime normativo di demolizione e ricostruzione degli immobili vincolati ricadenti nelle zone omogenee A, per i quali era prevista una disciplina più flessibile e differenziata, rispetto a quella più conservativa dei siti storici consolidati”.

Questo ha avuto pertanto come necessario esito quello di “cancellare sostanzialmente la possibilità di rigenerazione edilizia e funzionale anche per gli immobili non vincolati che non hanno alcun tipo di pregio architettonico”.

Ancora una volta, l’allungamento e l’ulteriore complicazione dell’iter burocratico, facente riferimento in questo caso agli interventi di demolizione e di ricostruzione di determinati immobili, è uno dei fattori che penalizza maggiormente, secondo la Presidente Cappiello, la ripresa e lo sviluppo del mercato immobiliare, nonché del più generale settore dell’economia.

Oltre che sull’inserimento di nuovi vincoli nella burocrazia, bisogna porre infine l’attenzione, per la Presidente dell’Odine degli Ingegneri della Provincia di Roma Carla Cappiello, anche sul mancato allineamento della suddetta disposizione di legge con le normative europee riguardanti l’adeguamento sismico e l’efficientamento energetico, “difficilmente adempibili con un testo così redatto”.

In conclusione, “dobbiamo raddrizzare la barra del timone, anche semplicemente limitando i danni maggiori, scendendo possibilmente a un compromesso che permetta per esempio degli interventi di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione, magari senza aumenti di tubature, nelle zone omogenee A e nelle città storiche, naturalmente salvaguardando, rispetto a esse, il patrimonio storico vincolato.”

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