Fabrizio Pistolesi: “Un nuovo approccio alla conservazione del territorio”

“Tutti insieme possiamo fare moltissimo da questo punto di vista, e noi, nel nostro, continueremo a lavorare su questa via, al fine di migliorare la qualità dell’architettura, dell’urbanistica e della qualità di vita dei cittadini.”

Intervenendo alla Conferenza online del Comitato “Autori dell’Abitare” di Re Mind (presieduta da https://paolocrisafi.it/ ), tenutosi il 2 ottobre 2020, il Consigliere Segretario del Consiglio Nazionale Architetti Fabrizio Pistolesi ha sottolineato l’impegno, da parte del gruppo di lavoro della rete delle professioni tecniche in materia di urbanistica e di semplificazione normativa da lui coordinato, sul tema dei possibili emendamenti da apportare al Decreto Semplificazioni.

Richiamandosi a quanto detto dalla Presidente dell’Ordine degli Ingegneri Carla Cappiello, Pistolesi ha ricordato inoltre come, oltre la questione del recente decreto-legge, “il problema delle aree vincolate del nostre paese sia determinato in particolare da due fattori”.

Il primo riguarda senz’altro “l’atteggiamento di una soprintendenza, che da anni interpreta la tutela soltanto come conservazione e non come rivitalizzazione e rigenerazione del patrimonio edilizio e urbanistico.”

Su questo punto, allora, bisogna intervenire, nel tentativo di cambiare radicalmente, in seno alla stessa soprintendenza italiana, la mentalità e l’approccio alla conservazione del territorio e degli immobili, ormai desueto e non più in linea con gli attuali parametri europei.

Il secondo elemento su cui operare, in quest’ottica, ha a che fare con “l’ambigua interpretazione di legge della salvaguardia del patrimonio edilizio e paesaggistico italiano, originante nello specifico, secondo il Consigliere Segretario, nelle due leggi del ’39 sulla tutela, ovvero, “la 1089 e la 1497, riguardanti rispettivamente la tutela delle cose d’interesse dell’eredità storico-artistica e la tutela delle bellezze paesistiche del nostro Paese”.

In questo senso, “il problema instauratosi risiede nel fatto che la tutela delle bellezze paesistiche prevede dei vincoli d’area (le cosiddette zone A e del centro storico, oltre a quelle vincolate dai beni paesaggistico-ambientali), al cui interno troviamo sicuramente edifici degni di salvaguardia, ma anche tanta edilizia speculativa degli anni ’60 e ’70 che non ha invece alcuna dignità di tutela.”

Il nodo cruciale ruota, pertanto, intorno alla possibilità di identificare, all’interno dei vincoli d’area, gli edifici in possesso di quelle specifiche caratteristiche che li rendono giustamente oggetto di interventi di tutela, e, al contempo, di isolarli e differenziarli da quelli sprovvisti di queste caratteristiche.

“Se riuscissimo a operare in questa direzione – ha continuato allora , il Consigliere Segretario del Consiglio Nazionale Architetti – probabilmente quell’idea del dov’era e com’era nella demolizione e nella ricostruzione si perderebbe”.

In conclusione, “tutti insieme possiamo fare moltissimo da questo punto di vista, e noi, nel nostro, continueremo a lavorare su questa via, al fine di migliorare la qualità dell’architettura, dell’urbanistica e della qualità di vita dei cittadini.”

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