Alberto Lunghini:“Due ipotesi di investimento immobiliare dal ritorno elevatissimo”

“Sono d’accordo sul fatto che per ripartire l’Italia ha bisogno di investimenti e quindi di liquidità consistente, ma ci sono alcuni aspetti che non possono essere dimenticati. Va bene l’invecchiamento della popolazione italiana, va bene il debito pubblico elevato dell’Italia rispetto ad altri Paesi, ma ci sono delle aree di miglioramento che non costano veramente nulla, basterebbe decidere di attivarle. Ne segnalo semplicemente due.

La prima potrebbe essere quella del recupero di una serie di immobili industriali dismessi aventi però caratteristiche specifiche, che abbiamo individuato, per trasformarli in carceri evolute per la formazione professionale di detenuti che, dopo tre anni di detenzione, dovranno essere inseriti nel mondo del lavoro. Questo sarebbe un modo pratico ed efficiente di alleggerire la pressione dei posti sovraffollati nelle carceri e di recuperare immobili industriali dismessi; abbiamo valutato che si potrebbero recuperare 600.000 mq in Italia su 20/25 posizioni che devono essere realtà di grande dimensione, circa 800 posti letto cadauno. E si possono recuperare 20.000 posti letto, si può creare un effetto sociale positivo molto importante per l’inserimento di questi ex detenuti nella vita sociale; la spesa ammonterebbe a circa 1.5 miliardi per 600.000 mq ma il ritorno di questo investimento sarebbe elevatissimo, non solo da un punto di vista immobiliare puro ma anche da un punto di vista morale, sociale. L’incremento del Pil italiano sarà oggettivo, con questi 20.000 nuovi lavoratori inseriti, formati e non abbandonati alla micro criminalità o alla macro criminalità organizzata.

La seconda ipotesi non è solo merito nostro ma anche di altri che l’hanno già pensata in passato; tuttavia mentre questi ultimi l’avevano immaginata esclusivamente da un punto di vista architettonico, noi l’abbiamo pensata da un punto di vista immobiliare. Mi riferisco al recupero di tutte quelle aree che ci sono nelle stazioni ferroviarie, sopra i binari, nelle zone non già coperte, immaginando di coprirle con una piattaforma, come è avvenuto anche all’estero. La stazione Cadorna a Milano è il primo esempio, e abbiamo già fatto un progetto su questo, un’ipotesi, scopriamo i primi 700 m di binari che escono dalla stazione con una piastra costruita lasciando lavorare ovviamente i treni, e sopra ci costruiamo un punto che non è il classico centro commerciale, ma è un punto d’incontro, di intrattenimento, di acquisto, è un punto vitale della città. Questo si può ripetere senza mandare in escandescenza gli appassionati del bello vecchio, anche a Santa Maria Novella a Firenze e a Santa Lucia a Venezia. Con un investimento tra 1 miliardo e mezzo e 2 miliardi di euro, spesa complessiva per le tre stazioni, si creerebbe maggiore ricchezza e più valore a tutto il circuito dell’immobiliare, e ho accennate solo a due di ipotesi. Allora piedi per terra e testa non fra le nuvole ma testa che pensa. Se veramente ci sono qui, nel mondo dell’imprenditoria italiana e nei posti dove si può ciò che si vuole cioè al governo e nell’apparato burocratico italiano, delle menti aperte che vogliono cogliere queste sollecitazioni, io credo che non si tratti di una tempesta di cervelli, bensì di una provocazione molto concreta, e sarebbero i primi due esempi concreti che potrebbero essere attivati. Sono progetti evidentemente che richiederebbero dieci anni, non un anno, ma se no si parte non si arriverà mai”.

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