Testimonianza di Giulio Gravina sul Covid-19

In questi giorni, avendo preso il COVID, mi sono permesso di scrivere un piccolo articolo tratto da questa mia esperienza di vita con lo scopo di far riflettere su la drammatica situazione che tutti stiamo vivendo.
ODDIO…HO IL COVID…e lo Stato che fa?

Mi ritrovo in questo posto fuori dal mondo come fosse un deserto, molte tende, sembra simile ad un accampamento che si può spesso vedere nei film americani. Con timidezza mi avvicino alla tenda, il vento del mare si fa sentire, e mentre mi porgono un foglio da compilare, dei brividi mi cominciano a salire dalle gambe alla schiena.
Avvicinandosi con delicatezza, una ragazza tutta vestita di verde, mi chiede, patente, codice fiscale, telefono e email, dicendomi prego sig. Gravina entri pure e si sieda qui sulla sedia. Con fare goffo e molta ansia mi accomodo su quella sedia, accavallando le gambe. “Prego abbassi la mascherina, solo sul naso.” Il tampone comincia ad entrare nella narice destra, sempre più su, fin a quando una lacrima comincia a scendere.
Ritiro su la mascherina, ringrazio e lei mi dice: “Aspetti fuori 30 minuti per il risultato”.
Esco dalla tenda con il vento che mi avvolge, e il pensiero mi conduce dentro nella mia macchina. Squilla il telefono: “Pronto, amore, sto aspettando l’esito” e lei “Vedrai andrà tutto bene”… “Ti ringrazio”.
Intanto dentro di me, pensavo: Ma chi sono io, sono abituato a gestire problemi tutti giorni, dirigo una azienda di otre 3000 dipendenti, fra l’altro viviamo in Italia, e chi solo fa impresa in questo Paese, sa bene cosa vuol dire questo.
Quest’anno ho continuato a fare quasi normalmente il mio lavoro, ho incontrato decine di persone, quindi se lo avessi dovuto prendere, lo avrei già preso, mi continuavo a dire dentro di me. Addirittura a settembre l’ha avuto mia figlia, figurati se non lo avessi dovuto prendere.
Capitolo Figlia.

Tornati dalla Sardegna, fine agosto, prima di arrivare a casa decido di portare tutta la famiglia a far il tampone a Fiumicino, e scopriamo che mia cognata e mia figlia più grande hanno contratto il Covid. “La carica è alta”, ci dice un infermiere, aggiungendo, che intanto faranno il molecolare, ma sicuramente l’hanno contratto. Fatto quest’ultimo, (il molecolare) ci dicono di andare a casa, e che la ASL ci contatterà. Dentro di me, pensavo, cosa faccio adesso? Semplice, quello che faccio tutti giorni: analizzo e affronto il problema.
Allora dissi: “Forza separiamoci in due macchine si va a Fregene”.
Fortunatamente la casa permette il ben dislogarsi, affinché mia figlia e mia cognata possano stare isolate da noi.
Continuando a pensare: adesso potremmo diventare POSITIVI anche noi. E così chiamai il mio medico di famiglia.
Persona conosciuta già da oltre 15 anni. Buon professionista, e ovviamente da me trattato molto bene.
Velocemente gli dissi: “Ciao, come va. Mia figlia ha il Covid”. E lui con la stessa velocità e semplicità, mi rispose: “Auguri”, aggiungendo di stare a casa e aspettare. Lo ringraziai, anche se dentro di me pensavo cosa significasse questa risposta.
Io abituato ad agire, mi chiedevo: cosa aspetto, cosa faccio? Certamente la cosa che so fare meglio e quella di avere relazioni con persone, poter capire le loro doti, i loro punti di forza e cosi comincio ad attivarmi. Ed è così che scoprirò quella persona che poi diverrà la salvatrice di decine di persone (amici), da me presentati.
Cinquant’anni, fisico asciutto, con parlare campano, pneumologa cardiologa, entra in casa e dice: “Iniziamo intanto a visitare voi otto sani”. La visita consisteva in auscultazione dei polmoni, auscultazione del cuore, insomma una visita che avrebbe potuto fare un semplice medico di famiglia.
Dopo aver visitato mia figlia e mia cognata, ci dice che loro due hanno un po’ di bronchite, niente di più, di stare tranquilli e gli prescrive cortisone e antibiotico per cinque giorni, aggiungendo che in una situazione normale gli avrebbe dato solo il Fluimucil, ma che con questo virus bisogna agire subito. Perciò gli prescrive antibiotico e cortisone. E tra cinque giorni analisi e sierologico, ovviamente dovevamo stare isolati gli uni dagli altri. Dopo dieci giorni dal primo tampone, i risultati per mia cognata e mia figlia furono ancora positivi. Al ventesimo giorno, il tampone fortunatamente ci diete risultato negativo. Grande bottiglia di vino rosso. In questi 20 giorni, ovviamente, ho cambiato abitudini di vita. Si stava a casa, si lavorava da casa, si mangiava pranzo e cena a casa, come mai fatto nella mia vita . Passati cinque giorni, fatto il sierologico, scopriamo che mia moglie aveva gli anticorpi. Il mio cervello cominciava a farsi domande , perché lei ha gli anticorpi ed io no? Sono più debole? Sono più forte? – Cerco di capire il perché e mi affido molto ai programmi televisivi, ma le uniche cose che sentivo in TV erano bollettini di morti,numero di persone ricoverate e numero di terapie intensive, e tante tante interviste. E ovviamente quando sarebbe uscito il vaccino. Non potendo di certo scordare le tante bare a Bergamo trasportate da camion militari.

Esperienza:
Post. Covid figlia.

Ovviamente metto tutta la mia energia nel lavoro, credendo, come sempre che le criticità debbano diventare un’opportunità. Cerco ogni genere di prodotto per affrontare questa pandemia, come per esempio, guanti, mascherine, disinfettanti, tecnologia evoluta per controllare la temperatura del corpo e ovviamente customizzo il tutto e creo con mio nipote (molto attivo) un business su tutto questo.
Intanto i mesi passano e durante le mie molteplici relazioni, incombo in tanti amici, clienti che si ammalano.
La frase è sempre la stessa: “Giulio mi hanno detto di stare a casa, il medico di famiglia mi dice che non può visitarmi”, io dentro di me pensavo, ma L’angelo può farlo! E loro continuavano a dirmi che l’unica cosa che il dottore gli diceva, che se la febbre fosse salita, di prendere la tachipirina. A quelle affermazioni, io non potevo stare di certo fermo, e lì scattava la mia imprenditorialità, quindi cominciando con fare energico iniziavo la mia opera di convincimento a non perdere assolutamente tempo, dicendogli : “Chiama questa dottoressa viene a casa, fa tutto lei, è organizzatissima” e infatti nel fra tempo l’angelo si è evoluto. Mandava a casa dei pazienti, prima di della sua visita, delle persone che eseguono le specifiche analisi , sangue e radiografia ai polmoni e poi in ultimo arrivava lei a fare la diagnosi. La visita consisteva in una auscultazione dei polmoni, dandoti così la specifica cura.
In questo modo ho convinto decine di persone, facendole uscire dal quel senso di paura , angoscia del non sapere cosa ti riserva il futuro.
Sono passati quasi 30 minuti – sarà pronto il risultato? Una voce mi chiama e mi dice che è positivo ed io velocemente chiedo: “Quanto è la carica batterica?” E lei altrettanto velocemente mi risponde: “20.20, purtroppo non può essere un falso positivo, e quindi non c’è bisogno di fare nessun molecolare, si metta lì seduto e compili i fogli”. Alla consegna dei moduli mi viene dato un opuscolo dicendo di restare a casa e di contattare il medico di famiglia il quale, contattato da mia moglie, risponde sempre con fare da gran signore (“Auguri”), tenendosi comunque disponibile per eventuali prescrizioni. Salito in macchina comincio a pensare: Io ho il Covid? Non è possibile, tre giorni prima, sentendomi le mani un po’ fredde mentre mi andavo a prendere un caffè, entro in una farmacia e chiedo se potevo fare un test. Aspetto 15 minuti e la dottoressa mi dice: “Mi sembra positivo, però lo facciamo di nuovo con altro metodo”. Altri lunghissimi 15 minuti ed il risultato purtroppo conferma la positività. Non contento, vado Fiumicino, aspetto i soliti 30 minuti e il risultato contro ogni mia aspettativa, era negativo. Dentro di me , comincio a pensare: Questi test in farmacia non valgono niente, mi diceva la mia testa, ALLA GRANDE, lo sapevo, è un anno che sono venuto in contatto con decine e decine di positivi, io sono intoccabile. Ma un’altra voce dentro di me mi riportava alla mia ragione, perché come tutti sappiamo, fare l’imprenditore in Italia significa che dopo ogni buona notizia c’è sempre qualcosa che ti aspetta all’angolo della strada, questo la mia testa lo sa bene . Quindi decido immediatamente di fare le analisi del sangue (emocromo, pcr, D dimero, pro calcitonina D, ldh, ves) da dove il giorno dopo risulta la presenza di un virus in corso, però ,mancano due risultati importanti il d dimero e la pro calcitonina, che avrò solo lunedì mattina, ovviamente chiamo subito la dottoressa (l’angelo) e mi dice: “Sicuramente non hai il Covid , ma potresti avere un altro virus”, dicendo che il test di Fiumicino è nettamente superiore a quello delle farmacie, comunque aggiunge: “Fidati di me e prendi una pasticca di cortisone”, ed io cosi farò, trascorrendo il weekend riguardato in casa.

Il lunedì mattina mi alzo molto attivo, non so se fosse l’effetto del cortisone, alle ore 15.00 del pomeriggio avrei dovuto avere l’appuntamento della vita, sarei ,dovuto andare in Vaticano per essere ricevuto dal Papa in seduta privata. Senso etico e religioso, o forse semplicemente la mia filosofia imprenditoriale mi diceva che non potevo ,di certo ,andare in un posto così sacro, con il minimo dubbio di avere o non avere questo Covid. Quindi senza pensarci, prendo la macchina e vado a Fiumicino, ovviamente il risultato sarà positivo. Ormai con l’esperienza di questi mesi , con fare deciso , chiamo la dottoressa (l’angelo) la quale mi dice, come già da me previsto: “Prendi il cortisone, antibiotico e le punture di eparina”. Io le rispondo, con tono ormai esperto “Dottoressa ,ha visto bene il valore del d dimero? Che dice, basta una iniezione?” E lei con fare veloce mi risponde: “E’ vero, meglio che ne fai due per quattro giorni”.
E aggiunge: “Ho già visto la tua radiografia, solo bronchite “, dice. “Ma bisogna aggredire il virus e debellarlo anche se tu ti senti bene, come mi dici, Giulio, non ti rendi conto di quanta gente che non si è curata bene da questo Covid, oggi è piena di cicatrici ai polmoni come se una persona di 50 anni avesse i polmoni di una di 80 anni, con effetti ovviamente drammatici sulla vita quotidiana”. Mi convince subito ,eliminandomi qualsiasi dubbio e quindi decido di prendere tutte queste medicine.

Conclusione:
La sanità, lo stato, le televisioni, rendono il facile difficile attraverso l’inutile.

QUESTO è IL MONDO IN CUI PURTROPPO VIVIAMO.
Forse ho constatato che in Italia, non è solo difficile fare l’imprenditore, ma esserne semplicemente cittadino, e se quindi non ti aiuti da solo, sei lasciato al tuo destino come quelle povere 90.000 persone che purtroppo ci hanno lasciato.

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