Guido Stazi: “Roma capitale come centro nevralgico per rilanciare il settore immobiliare, turistico e culturale”

Al Think Tank dello scorso 24 settembre, promosso da Re Mind Filiera Immobiliare, è intervenuto Guido Stazi (ex Segretario Generale delle Consob), che ha riportato un sentiment sul futuro di Roma capitale e nello specifico dell’immobiliare e delle infrastrutture legale ad essa.

“Allora per parlare del futuro di Roma Capitale è necessario rivolgere lo sguardo al passato della città, più precisamente a 150 anni fa. Qualche giorno fa, 20 settembre 2020, sono stati i 150 anni dalla presa di Porta Pia, 20 settembre 1870. Con la breccia da cui entrarono i bersaglieri, Roma divenne di lì a poco la capitale: era l’unica clausola italiana che non era ancora stata annessa allo stato sabaudo. Ed era partita molto tempo prima la cosiddetta ‘questione romana’, come la chiamava Cavour, che fu l’artefice, insieme a Vittorio Emanuele e a Garibaldi, dell’unità d’Italia.

Nel 1861, quindi nove anni prima della breccia di Porta Pia, in un famosissimo discorso al Parlamento, Cavour affermò l’ineluttabilità di Roma capitale; considerate poi che nello stesso anno, 1861, Cavour morì a cinquant’anni e quindi non vide realizzato il suo sogno, il suo grandissimo progetto politico. Diceva Cavour nel 1861 ‘perché noi abbiamo il diritto anzi il dovere di richiedere, di insistere perché Roma sia riunita all’Italia, perché senza Roma come capitale l’Italia non si può costituire’. Quindi, come dire, un’affermazione icastica: senza Roma capitale l’Italia non aveva ragion d’essere.

Nel frattempo però Roma, nonostante avesse i trascorsi enormi di capitale di un impero, era diventata una città piccola perché era tutta racchiusa nelle mura aureliane. Contava all’incirca 40.000 abitanti all’epoca e solo dopo il 1870, in seguito al trasferimento della capitale e quindi di tutte le strutture amministrative, iniziò il grandissimo sviluppo immobiliare di Roma, partendo appunto dall’asse di Porta Pia, della Nomentana, dei quartieri intorno per poi andare a Prati. Quello fu un momento veramente di grandissimo e felice sviluppo immobiliare urbano, grazie anche alla mano degli architetti piemontesi, alla loro tecnica ed esattezza, basta andare appunto nel quartiere Prati, ma anche nei quartieri appunto immediatamente fuori Porta Pia e intorno a Porta Salaria.

In seguito però a questo ‘espansionismo’ urbano e immobiliare della città, Roma non è però riuscita a mantenere questa cresciuta progressiva: nei 150 anni successivi di sviluppo fino ad oggi, abbiamo avuto, lo sappiamo, grandissimi problemi, un motivo in particolare più difficile di altri.

A Roma, al di là diciamo della qualità delle amministrazioni che si sono succedute in questi 150 anni a cui non dobbiamo nemmeno dare troppo la croce addosso, è mancato quello che invece è avvenuto nelle principali capitali europee e anche del mondo simili a Roma, con una storia importante. Non c’è stato, sostanzialmente, l’affiancamento dello Stato nel sostenere l’amministrazione di Roma, di una grande capitale di un grande stato, che non deve essere solo amministrata per i romani, ma è appunto la vetrina sul mondo di quello stato, dell’Italia tutta.

Così, ad esempio, è stato fatto in Inghilterra per Londra, ma anche per Parigi, Berlino, Washington. Tutte queste grandi capitali hanno una presenza dello Stato importante, addirittura Washington ha avuto il suo primo sindaco nel 1971, quindi come dire, è stata sempre amministrata dal Congresso degli Stati Uniti e ancora adesso che c’è il sindaco e il Congresso che amministra e ne stabilisce diciamo le priorità ai fondi. A Londra c’è un’autorità che affianca il sindaco e che è equiparata ad una delle 8 regioni dell’Inghilterra. Berlino, dopo la riunificazione, è stata equiparata ai land, ovvero ai grandi stati tedeschi che hanno una forza politica ed economica enorme. A Parigi, dieci anni fa, è stata creata la Grand Paris, che è un’amministrazione statale che affianca il sindaco con un ministro che sostanzialmente coordina e coopera con le grandi infrastrutture, le metropolitane, i grandi sviluppi urbanistici. A Roma tutto questo è mancato, perché la legge di Roma su Roma capitale di 12 anni fa non ha raggiunto questo scopo lasciando praticamente immutati i poteri del sindaco.

Quindi ecco la proposta che si potrebbe fare, in questa sede, per rilanciare il settore immobiliare romano: c’è un enorme lavoro di riqualificazione delle periferie, di rigenerazione urbana, di creazione di centri culturali. La crisi post-Covid spopolerà un po’ il centro, gli uffici, quindi va riorganizzato un po’ tutto per rilanciare tutto il settore immobiliare. Sarebbe importante e necessario che a pochi mesi dalle elezioni del nuovo sindaco si organizzi una situazione dal punto di vista legislativo che faccia sentire la presenza dello Stato, uno statuto speciale per Roma, nuove risorse, nuovi strumenti, nuovi uomini, questo potrebbe essere un modo per rilanciare non solo la Roma capitale come centro di una grande cultura e di un grande passato, ma anche per rilanciare il settore immobiliare, turistico e culturale di questa grande città”.

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