Stefano Boeri: “Come cambierà la Cultura dell’Abitare e nuove forme di spazi del vivere associato”

Alessandro Galimberti – Presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia

Parliamo della nozione di “cultura dell’abitare”, concetto che sta molto a cuore a Paolo Crisafi, Presidente Remind. Perché è proprio su questo concetto, inteso come interazione tra la persona e l’ambiente, il luogo in cui vive, che si giocherà appunto la partita di una nuova cultura dell’abitare, del vivere associato. Ebbene, secondo lei, quali sono le modifiche che vi saranno in questa nozione?

Stefano Boeri – Presidente di Triennale Milano

Certamente posso dire che per quanto riguardo la pandemia abbiamo già vissuto molti cambiamenti nel concetto di abitare, cambiamenti che abbiamo vissuto sulla nostra stessa pelle, a partire dagli spazi domestici, dagli spazi dell’intimità e della vita privata che sono stati stravolti per diventare uffici. Da qui la necessità di ideare in futuro nuove forme di spazi domestici, rispetto ai quali i progettisti si dovranno impegnare nel trovare un sistema a geometria variabile per gli stessi, affinché si adattino per svolgere molte più funzioni oltre quella meramente residenziale.

In generale, l’abitare non avrà più i tre grandi momenti del lavoro, del tempo libero e della residenza. Stiamo infatti vivendo una fortissima compenetrazione, una vera e propria osmosi, e, sia a livello degli spazi dell’abitare che a quello degli spazi urbani, stiamo andando incontro a una perdita di senso del classico centro direzionale d’uffici. Sto parlando di progettare quartieri post-pandemici, immaginando spazi di lavoro diffusi e non isolati, veri e propri spazi di co-working, che potrebbero diventare quasi un’infrastruttura, uno spazio di servizio pubblico, per valorizzare al meglio la relazione con l’altro, aspetto che deve rimanere fondamentale.

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