Daniele D’Orazio:”Vanno rivisti i criteri e la metodologia di rilevazione dei prezzi e attivare tavoli di confronto”.

‘’Oggi viviamo un momento storico complesso con industrie ferme per difficoltà nel reperire approvvigionamenti di materie prime con costi che sono drammaticamente aumentati, quasi triplicati: basti pensare agli aumenti dell’acciaio, alluminio, cemento e all’incremento delle materie prime energetiche.

La Classe Dirigente negli ultimi 30 anni ha commesso il reato più grave che potesse fare: ha eroso le fondamenta della società rompendo quel patto generazionale che costituisce l’equilibrio economico-sociale ed umano di qualsiasi ecosistema sociale; così facendo oggi ci ritroviamo da un lato con operai 50enni in cassa integrazione e dall’altro con la maggior parte dei giovani in stato di disoccupazione.

Nel nostro Paese, molte aziende e settori strategici stanno per cessare le attività: il settore dell’alluminio e l’allumina, Alcoa…e con esse viene meno anche l’intero indotto di appalti: parliamo di circa 5.000 buste paga, 3.500 persone in cassa integrazione.

Le misure di compensazione messe in campo dal Governo sono ancora insufficienti a scongiurare il rischio di un fermo dei cantieri, è necessario che vengano incrementate a favore delle imprese per rispondere allo straordinario aumento del costo dei materiali sulle opere in corso di esecuzione.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO

Incremento dei prezzi nel settore delle costruzioni 05052022 v2

Inoltre vanno rivisti i criteri e la metodologia di rilevazione dei prezzi per permettere alle imprese di avere ristori adeguati rispetto agli effettivi aumenti dei costi di realizzazione delle opere e di non causare un fermo generalizzato del settore delle costruzioni.

Solo creando fruttiferi tavoli di lavoro si potrà creare una via di uscita: si deve pensare ad un sistema di riferimento per la revisione dei prezzi nel settore dei servizi caratterizzati da alta intensità di manodopera quale quello edile. Non si può solo ricorrere a misure passive di aiuto sociale ma si deve necessariamente puntare alle aziende, la vera linfa vitale del nostro Paese, e quindi a riattivare il mondo del lavoro.

Solo il lavoro fa rimettere in marcia il nostro Paese!’’

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