“CO-Istruiamoci a partire dalla Cultura”

Parola d’ordine: ripartenza.

È così che l’Italia ha deciso di investire gli ultimi mesi: alla ricerca di idee concrete ed efficaci al fine di ricostruire basi solide per un futuro in crescita. È fondamentale però far sì che alle roboanti dichiarazioni seguano i fatti e quindi le opportunità di sviluppo, a cominciare dal settore che necessita più di tutti della dovuta attenzione: la cultura.

Il campo artistico ha giocato un ruolo importante per non dire decisivo nel periodo del lockdown, proprio durante la fase più acuta della crisi ha mostrato il suo ruolo insostituibile all’interno della nostra società. In un momento in cui le possibilità di relazione erano state drammaticamente ridotte l’accesso ai contenuti culturali, reso possibile grazie al digitale, non ha soltanto aiutato le persone a trascorrere il tempo ma ha fornito un aiuto consistente mitigando gli effetti della reclusione domestica sulla salute mentale. Sarebbe auspicabile che l’Italia nella sua visione politica facesse della partecipazione culturale un obiettivo prioritario su cui lavorare per dare vita ad un nuovo ciclo di sviluppo.

Si parla infatti di un possibile futuro per il Paese da costruire a partire dal cultural heritage: creatività e turismo come colonne portanti di un nuovo modello di sviluppo. Il contributo della cultura non soltanto alla salute mentale ma alla salute tout court è oggi un tema di primario interesse della ricerca scientifica e comincia a scalare la gerarchia delle priorità delle politiche culturali di molti Paesi. La cultura contribuisce in modo importante alla capacità innovativa di un Paese, alla sua sostenibilità socio-ambientale, alla sua coesione sociale. Ma per produrre questi effetti ha bisogno di essere praticata, a maggior ragione in Italia dove si respira “arte” in ogni dove.

Il nostro è uno dei maggiori patrimoni artistico-culturali del mondo che per essere preservato e promosso all’esterno necessita di un substrato unito e coeso: solo con il superamento della frammentarietà e concretizzando l’idea di “fare sistema” si può valorizzare meglio la creatività italiana attraverso una progettualità nuova, integrata, più attenta al territorio e all’ambiente. Al nostro Paese piace pensarsi come centro di eccellenza mondiale in fatto di cultura tanto da ambire, per rifarsi ad un linguaggio già utilizzato dai nostri rappresentanti istituzionali, ad un ruolo di “superpotenza culturale”. Tuttavia non ha alcun diritto per ostentare tale primato se consideriamo solo il fatto che gli investimenti nel settore restano sotto la media UE e i livelli di partecipazione culturale sono tra i più bassi.

Sicuramente occorrerebbe “mettere in turismo”, ovvero fare in modo che il nostro patrimonio artistico-culturale assurga ad attrattore turistico. Per realizzare ciò è necessario studiare i modelli di sviluppo dando voce e corpo ai Lab universitari, creare fucine scientifiche che possano riconnettersi al territorio, creare una logica di integrazione dei dati contenuti in rete, rendere i dati accessibili (attendibili) e visibili in immediato, realizzando sistemi di interoperabilità attraverso la digitalizzazione del prodotto culturale e definendo strategie di comunicazione per i musei e poli culturali lasciati alla polvere.

Efficienza, efficacia e trasparenza devono diventare leve per far sì che la società, non solo civile ma anche imprenditoriale, recuperi quella coesione sociale che è fondamentale per rafforzare l’asset principale dell’economia di questo Paese ovvero il capitale creativo e culturale dei suoi cittadini.

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