Scalera sul Real Estate italiano: “Ridare enfasi ai contenuti a discapito degli strumenti”

Nel suo intervento al think tank del 24 settembre promosso da Re Mind, il vice capo di gabinetto del Ministero di Economia e Finanza Stefano Scalera ha preso posizione sul ruolo del pubblico e del privato nel settore dell’immobiliare finanziario, individuando i principali punti di criticità nella realtà della fiscalità italiana e proponendo soluzioni tese a risolverli.

Per il vice capo di gabinetto, uno dei fondamentali temi da affrontare nel campo dell’immobiliare finanziario è ridare una rinnovata enfasi ai contenuti, a discapito degli strumenti.

In particolare, “il sistema paese non deve vivere sempre di agevolazioni settoriali, ma su una fiscalità giusta”.

Secondo Scalera, infatti, un’eccessiva parzialità degli interventi, indirizzati a categorie specifiche, “speciali”, andrebbe a svantaggio delle rimanenti, portando queste ultime ad essere classificate come “categorie dimenticate, disagiate”.

La tendenza degli ultimi anni si è portata quindi in questa direzione, ovvero, nel riconoscimento, in alcuni settori, di cosiddette “fiscalità di vantaggio”, senza la disposizione, necessaria, a un approfondimento sulla questione generale della fiscalità, sulla sua complessità, sulle sue regole e su una sua eventuale semplificazione.

In quest’ottica, pertanto, il primo punto da affrontare, in base a quanto dichiarato dal vice capogabinetto, risulta essere una revisione complessiva del sistema fiscale, all’insegna della razionalità, o meglio ancora della “neutralità”, così da porre finalmente al centro il progetto e non la fiscalità, il contenuto e non lo strumento.

In ambito immobiliare, “un esempio in questo senso fa riferimento alla normativa sui piani individuali di risparmio (PIR)”, la cui ultima modifica ha portato un vantaggio importante al risparmio fiscale, in direzione dei progetti e dell’economia “reale”.

Scalera ha inoltre sottolineato come l’evento pandemico è certamente da considerare come un fondamentale “break strutturale”, ma come al contempo questo non debba portare il settore immobiliare ad allontanarsi dall’importante riflessione sui nuovi trend della contemporaneità.

Secondo il vice capo di gabinetto, uno di essi risulta essere nello specifico il tendenziale invecchiamento della popolazione europea e in particolar modo italiana, mentre, l’altro, è invece da rintracciare nella rivoluzione digitale del sistema, presente tanto in ambito privato quanto in quello occupazionale.

In quest’ottica, “bisognerebbe quindi riflettere su nuove competenze e su nuovi spazi”, da progettare diversamente, e, come settore immobiliare, individuare e intercettare questi trend per veicolare e concretizzare gli investimenti privati che possano soddisfare queste rinnovate esigenze.

“Come settore pubblico, il focus principale è invece sulle infrastrutture sociali, ovvero sugli investimenti in infrastrutture per la salute, per l’istruzione e per l’edilizia sostenibile”, ha evidenziato quindi Scalera, al fine di rispondere a queste nuove tendenze sociali e demografiche e attrarre al contempo un’edilizia caratterizzata da prezzi sostenibili.

In questo senso, secondo il parere del vice capo di gabinetto, entrare in partenariato con il settore privato per la gestione e la costruzione delle infrastrutture sarebbe un passo significativo, decisivo. “Il tema del finanziamento è in fatti un tema importante per un paese già a elevato debito e a elevata carenza infrastrutturale”.

Questo, secondo Scalera, insieme al tema della semplificazione, della pianificazione e dal mantenimento di quanto pianificato, la principale sfida che dovremmo porci.

“Dobbiamo concentrarci sulla risposta che il mercato immobiliare che deve dare ad alcune esigenze”, ha poi sottolineato, proponendo una collaborazione assidua tra sfera privata e pubblica come primo passo di un impegno comune finalizzato a una riconsiderazione, sotto una diversa luce, della questione regolamentare e più in generale della fiscalità.

Al termine del suo intervento, il vice capo di gabinetto ha infine evidenziato come la sfida che abbiamo di fronte riguardi tanto il settore pubblico, responsabile a volte di non aver progettato adeguatamente o di non aver rispettato le regole già esistenti, quanto quello privato, non ancora abituato forse, secondo Scalera, a uno scenario più vasto e più ampio, che implichi un diverso approccio rispetto a quello tradizionale.

Definendosi comunque nel complesso speranzoso, Scalera ha allora concluso constatando che entrambi i sistemi, pubblico e privato, si trovano al centro, un passo per uno, di una sfida che si può e si deve vincere.

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