Giorgio Pieralli:”Smart-working o Working-From-Home?”

In data 24 Settembre si è svolto il Think Thank in cui è intervenuto Giorgio Pieralli che ha dato il sui contributo al dibattito ponendo particolare attenzione allo stretto rapporto che intercorre fra ripresa ed economia nello stato di emergenza tramite le nuove forme di gestione del lavoro adottate durante la pandemia.

“La ripresa e l’armonia nello sviluppo dell’attività economica è un concetto che, riproposto nel tempo, mi ha sempre affascinato e credo che sia una delle cose più interessanti proposte da questo convegno.

Per quanto riguarda il tasso di ripresa io sono d’accordo con quelle che sono le previsioni di BNP che non si aspetta di tornare ai livelli ai pre-covid prima della fine del 2021.

Nello specifico, per quanto riguarda la nostra situazione nazionale, a fronte di una caduta del PIL del -12,1% (stimata nel 2020), si può aspettare una ricrescita pari al +6,1%, nel 2021 seconda solo alla ripresa della Spagna. Saremo quindi uno di quei paesi che più che una ripresa ad ‘U’ avremo una ripresa a ‘V’, quindi con un impulso molto significativo. Questo ha un riflesso su quella che è anche l’attività immobiliare, che oggi presenta una riduzione del totale degli investimenti sino al -37%. E’ senz’altro una situazione emergenziale che presenta delle diminuzioni maggiori di quelle che era la situazione 2007-2009 perché oggi l’epicentro della crisi non è nel sistema economico complessivo ma nel conto economico delle società.

In tutto questo bisogna tenere anche in considerazione il modo in cui l’economia del lavoro si è trasformata durante nell’emergenza grazie al diffondersi del cosiddetto smart-working, che personalmente preferisco chiamare working-from-home, in quanto la realtà dello smart-working è leggermente diversa e non si adatta a tutte le realtà professionali.

Prima della pandemia in Italia avevamo la più bassa frequenza di giorni di lavoro da casa in tutta l’Europa Occidentale con circa il 15% del totale. Oggi, dopo i primi 7 mesi dell’anno, abbiamo superato anche la Germania con un circa 40% delle ore totale in Smart Working. Si tratta di un’accelerazione, un modo armonico di sviluppo di una nuova modalità.

Questo cosa comporterà? Sicuramente degli sviluppi che riteniamo non essere di tale portata. Ora, il settore IT a livello globale presenta oggi un tasso di working-from-home del 75% per le grandi imprese superiori ai 100 addetti e soli 40% nelle piccole imprese. Nel settore industriale si passa al 56% e al 27% per le piccole aziende.

Microsoft ha annunciato che il working-from-home continuerà fino a fine ottobre mettendo fine a tale gestione del lavoro. Ma questa è una realtà generalizzata? No. I dipendenti di Apple hanno chiesto di tornare in ufficio a luglio. All’interno di IBM si è abbandonato questa forma già dal 2017.

Recentemente nell’ultima riunione di IP Real Estate i principali operatori del settore si sono espressi in questi termini: il working-from-home ha funzionato bene per un mese, mentre già a partire dal secondo è calata completamente la creatività e il coinvolgimento dei dipendenti.

Dello stesso parere Nathalie Charles di BNP.

In conclusione mi sento di dire che uno sviluppo armonico dell’economia Europea deve prevedere una riduzione dei spazi occupati per un non più del 15% o del 20%.”

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