Filippo Volpe: “Legge sulla cartolarizzazione per una fiscalità agevolata, una segmentazione dei rischi e una flessibilità operativa”

Al Think Tank promosso da Re Mind Filiera Immobiliare tenutosi lo scorso 15 ottobre, è intervenuto Filippo Volpe (Responsabile Servizio Credit Portfolio Management Istituto Bancario del Lavoro) con un focus quanto sulla crescita degli NPL, sia in termini di stock che in termini di timing del deterioramento, trovandoci in degli scenari incerti perchè c’è un’evidente esigenza di liquidità nel mercato degli NPL che necessitano facilitazioni:

“Al fine di valutare la potenziale crescita degli NPL nel prossimo futuro è opportuno trovare scenari comparabili credibili, pertanto analizzare i livelli di PD (probabilità di default) raggiunti tra il 2008 e il 2011 successivamente alla crisi Lemahn è probabilmente il primo passo da compiere per avere un’idea dei livelli che lo stock di NPL potrà raggiungere.

In quel periodo la PD è salita di ben tre volte rispetto ai periodi precedenti concretizzandosi nella metà del tempo. Come noto la crisi 2008-2011 fu una crisi fiduciaria, di liquidità, gli intermediari finanziari non si prestavano più fondi per mancanza di fiducia, pertanto i fondi che non venivano scambiati a monte faticavano a fluire a valle nell’economia reale, determinando un razionamento del credito che limitava la possibilità delle aziende in difficoltà di poter accedere a nuova liquidità.

La crisi attuale si presenta economicamente più profonda, pertanto potremmo assistere ad un incremento maggiore dello stock di crediti deteriorati visti nel post 2011. Per dare un’idea della delicatezza e della fragilità del contesto italiano, composto da tante piccole e medio imprese che finanziano le proprie passività con l’attivo circolante, basti pensare che il lock down prima e le prescrizioni successive poi, hanno prima fermato gli scambi al dettaglio in determinati settori e successivamente ridotto in maniera considerevole la possibilità per questi operatori di collocare sul mercato i propri prodotti con effetti negativi sia sul conto economico che sull’attivo circolante che viene alimentato dalle vendite stesse. Questi fenomeni chiaramente pregiudicano in maniera considerevole la probabilità che essi possano far fronte nel tempo agli impegni assunti nelle loro passività.

In tale contesto, che porterebbe ad un repentino deterioramento del sistema economico e dei crediti detenuti dalle banche, fortunatamente entrano altre forze in gioco. Le istituzioni con una serie di provvedimenti volti a favorire da una parte la proroga degli impegni finanziari assunti, dall’altra a fornire liquidità al sistema, stanno al momento contenendo il deterioramento dei crediti. Anche la vigilanza bancaria europea ha rilasciato una serie di provvedimenti volti a contenere il deterioramento dei crediti permettendo alle banche di non classificare a default i crediti oggetto di moratoria Covid.

La strada intrapresa è corretta ma gli interventi effettuati non sono sufficienti. Infatti, è auspicabile un ulteriore contributo sia da parte dei governi che della vigilanza bancaria, i primi volti a dare supporto alle passività delle imprese anche entrando nel capitale, i secondi volti a modulare gli impatti del calendar provison e della nuova e molto più stringente definizione di default.

Questi interventi sono auspicabili al fine di salvaguardare il tessuto economico sociale italiano ed europeo i secondi ad evitare un potenziale credit crunch del settore bancario che potrebbe rivedere a ribasso il proprio risk appetite a causa dell’extra assorbimento patrimoniale dovuto all’incremento degli NPL.

Un ulteriore motivo che rende auspicabile il rafforzamento dei provvedimenti espansivi al fine di modulare nel tempo lo stock di NPL è evitare un eccesso di offerta sul mercato. Infatti, qualora si concretizzasse un eccesso di offerta sul mercato potrebbe provocare la caduta dei prezzi teorici dei crediti deteriorati. Lo scenario a cui potremmo andare incontro e che i prezzi BID si adeguino all’eccezionale incremento dell’offerta, mentre i prezzi ASK rimarrebbero sui livelli attuali in quanto rappresentano il costo opportunità delle banche a liberare dall’attivo gli stock di NPL. La conseguenza pertanto potrebbe essere quella di una rilevante riduzione delle transazioni trasformando il mercato deteriorati in un mercato illiquido.

I costanti interventi istituzionali volti a modulare nel tempo il deterioramento dei crediti, potrebbero portare ad un incremento del fabbisogno di liquidità nel mercato NPL. Infatti, in uno scenario di incremento dell’offerta dei crediti deteriorati, gli operatori del mercato, che oggi sono per la gran parte private equity, al fine di massimizzare i rendimenti e per diversificare i rischi sulle esposizioni, potrebbero aver bisogno di un leverage finanziario più spinto.

Tale fenomeno potrà favorire nuovamente l’ingresso nel processo produttivo delle banche, le quali in precedenza erano coinvolte in tale segmento di mercato per lo più come cedenti di asset, un domani attraverso il senior financing potrebbero finanziare il riassorbimento dei crediti deteriorati.

In tale contesto la legge 130/99 (legge sulla cartolarizzazione) rappresenta uno strumento potentissimo per tali esigenze in quanto oltre ad avere una fiscalità agevolata per il trasferimento dei beni reali a collaterale dei crediti deteriorati, permette una segmentazione dei rischi in tranche ed una flessibilità operativa che consente anche la gestione e rivendita del bene attraverso un soggetto giuridico appositamente costituito REOCO 7.1”.

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