Fabrizio delle Fratte: “Buone Pratiche di Progettazione e Buoni Propositi di Rigenerazione”

Al Think Tank dello scorso 3 novembre organizzato da Re Mind Filiera Immobiliare con la collaborazione del Parlamento Europeo Ufficio Italia, è intervenuto l’architetto Fabrizio delle Fratte (amministratore delegato di a.studio srl).

“Non è una cosa strana che un architetto sia a capo di una società di ingegneria, ma è frutto e dimostrazione che l’apertura a diverse discipline, mettere insieme diverse competenze, porta sempre frutti. Io mi trovo qui oggi per testimoniare quello che possiamo chiamare la nostra buona pratica. Abbiamo aperto questa società da pochissimo, siamo nati a ottobre dell’anno scorso, con un’idea in testa: quella di provare a fare una società di ingegneria classica però con una visione per l’innovazione. Nel corso di tanti anni abbiamo sviluppato una certa esperienza nel campo della gestione del progetto, del processo progettuale, in particolare usando il sistema BIM (building information modeling), che graficizza gli edifici non in senso bidimensionale, ma produce modelli, e nel modello sono presenti tutte le componenti dell’edificio da quelle ingegneristiche a quelle architettoniche, la parte proprio edile e anche gli impianti.

Questo strumento è molto importante perché coordina tutto, riuscendo a fare progetti esecutivi coordinati con una certa attenzione per la risoluzione dei dettagli e dei problemi che potrebbero sfuggire invece con sistemi più tradizionali. Grazie al bagaglio di strumentazione, dettagli, modelli che abbiamo sviluppato in tutto questo tempo, abbiamo lanciato una proposta di collaborazione a un dipartimento universitario, quello di ingegneria strutturale e geotecnica della facoltà di ingegneria, e abbiamo ricevuto una risposta molto interessata, proprio per le possibilità di sinergia che ci sono fra il mondo accademico in questo campo e quello delle professioni.

In questo momento stiamo formando una startup con docenti e ricercatori, il cui scopo sarà quello, molto ambizioso, di sviluppare progetti di sistemi urbani complessi. Cioè, con questo sistema BIM si riesce a tenere sotto controllo la gestione dell’edificio in tutte le componenti. Ci dice ad esempio perché quel condizionatore è stato messo in quel determinato punto, quando è stato sostituito il filtro, la manutenzione quando va fatta, insomma è proprio un programma per facilitare la gestione complessiva. Il progetto ambizioso quindi è quello di estendere questo concetto, con l’università, proprio a livello urbano: la città è composta da edifici ma anche da reti infrastrutturali, e pertanto lo scopo per il quale stiamo lanciando questa nuova startup sarà proprio volto a questo scopo.

La seconda testimonianza che vorrei riportare è quella dei nostri rapporti con la pubblica amministrazione. Abbiamo invocato per anni il tema della rigenerazione urbana per evitare il consumo del territorio, e a tal fine abbiamo richiesto questa legge sulla rigenerazione urbana, che ha trovato applicazione nelle regioni sotto vari aspetti. Qui nel Lazio in effetti, soprattutto su Roma, non abbiamo le grandi aree industriali che hanno portato al rinnovo complessivo dell’aspetto di città come ad esempio Milano, ma abbiamo altre cose che potremmo rigenerare, enormi bacini di edifici pubblici, le aree ex Atac, quelle dell’Ama, i forti, le caserme, i complessi ex militari in generale, le strutture ex sanitarie (Forlanini, San Giacomo), ecc. Tutti questi immobili non darebbero forte impulso al rinnovo urbano? Non si potrebbe anche fare uno sforzo in più per mettere queste cose nel flusso del rinnovo urbano? Non vorrei essere ingenuo a porre dei problemi in questi termini sottovalutando le enormi pressioni che ci sono su questo genere di operazioni proprio per la gestione di queste cose, ma ritengo assurdo che nei centri urbani le zone di degrado spesso sono dovute proprio a beni pubblici.

L’ultima testimonianza è che vorrei parlare della semplificazione in materia di urbanistica edilizia. Sono state fatte tante cose e l’ultimo Dl semplificazioni ha dato un reale snellimento ad alcune cose ma ha posto un ostacolo proprio alla rigenerazione urbana con l’articolo 10 che, nel caso specifico di Roma, impedirà quasi ogni possibilità di rigenerazione nelle aree della città ‘consolidata’ che è molto oltre la città ‘storica’; oltre tutto questo Dl ha posto un obbligo anche a quelle aree sottoposte al vincolo paesaggistico. Ovviamente qui non è che stiamo parlando se fare o meno un bel condominio al posto di Palazzo Farnese, non si parla di questo, si parla di attuare la rigenerazione urbana in aree dove la rigenerazione sarebbe veramente indispensabile. Attualmente abbiamo in corso di ricostruzione, e volendo di riqualificazione, un capannone industriale andato in rovina a causa di un incendio avvenuto quest’estate. Un agglomerato di edifici sorti spontaneamente e condonati, quindi stiamo parlando di un edificio industriale abusivo condonato. Ebbene, per seguire la norma, noi siamo costretti a ricostruirlo dov’era e com’era. Adesso per la qualità urbana e anche per arginare un po’ il gap culturale che abbiamo con gli altri Paesi europei che favoriscono il rinnovo, non sarebbe stato meglio favorire un intervento di riqualificazione reale anziché mettere questa tagliola del dov’era e com’era? Lascio la domanda aperta a tutti”.

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