Magda Antonioli all’incontro “GRAND (TOUR)ISMO ITALIA” Remind

All’incontro “GRAND (TOUR)ISMO ITALIA” Remind del 27 settembre 2021 è intervenuta la Vicepresidente per la connettività della European Travel Commission Magda Antonioli, che ha così dichiarato:

“Non esiste comparto produttivo che non abbia  subito i gravi effetti della pandemia, tuttavia il comparto turistico a tutto tondo, e in particolare il settore Horeca,  è risultato essere quello  maggiormente colpito in assoluto. Il  blocco dei voli internazionali ha penalizzato i flussi in entrata, di quegli stranieri che contraddistinguono circa la metà dei nostri ospiti, e che caratterizzano in particolare la vivacità dei flussi nelle “cattedrali culturali”, nostro vanto, dove si sono generate perdite nelle entrate in certi casi superiori all’80%! La perdita, infatti, è da ascriversi non solo al calo assoluto del numero di visitatori, ma anche alla mancanza dei mercati alto-spendenti.

La vulnerabilità delle piccole dimensioni, tipiche di molte nostre strutture nell’ambito dell’ospitalità -ma non solo-, la stagionalità del nostro turismo, contraddistinto da una forte concentrazione in periodi specifici e, ancora, la chiusura di strutture museali e culturali, di impianti sportivi, etc. hanno accresciuto i vincoli di liquidità e generato situazioni davvero molto critiche.

 

Allo stesso tempo, tuttavia, si stima ed è universalmente riconosciuto, che il settore turistico sarà quello che registrerà una maggior ripresa non appena si allenteranno i vincoli richiamati. Un andamento generalmente definito con una caratterizzazione riassumibile con la lettera V.

La fiducia nella ripresa, che comunque per un ritorno al livello pre-Covid del 2019  -anno peraltro di grandi traguardi per il nostro paese-  dovrà attendere ancora circa un biennio, ha trovato riscontro in alcuni segnali positivi già nel corso dell’estate ’21 appena conclusa. Il cosiddetto turismo di prossimità, di italiani in patria ma anche di stranieri che hanno potuto raggiungere le nostre mete principalmente via terra, ha contribuito a ridare speranza e fiducia ai nostri operatori, non sempre soddisfatti dai parziali ristori riparatori concessi loro a risarcimento delle pesanti perdite registrate nei periodi di lockdown. In aggiunta alla sensibile ripresa registrata nell’ultima stagione, poi, un’analisi recentemente condotta  sul “sentiment” verso i viaggi in Italia (dati ENIT) palesa chiaramente come il desiderio alla ripresa del turismo a livello mondiale  assegni all’Italia  il primo posto di destinazione sognata, ambita e desiderata.

 

Due ulteriori segnali, che supportano il clima fiducioso di recupero imminente per il turismo italiano, possono leggersi in come ci vedono dall’estero. Il primo sta nell’interesse in atto da parte di investitori stranieri nel comparto dell’hôtellerie (con riferimento qui anzitutto al mondo del Real Estate, ma non solo) verso le nostre destinazioni. Vorrei qui ricordare che questo si sta manifestando non come in passato, ovvero esclusivamente ad opera delle solite grandi catene nelle città, bensì anche in location territoriali minori, quali  borghi e spazi rurali. Il secondo  risiede in un generalizzato riconoscimento, anche da parte dei nostri competitors e partners, del livello di sicurezza dei nostri territori e delle nostre strutture turistiche e sanitarie con riferimento alla gestione dell’emergenza (tamponi, green pass, etc); territori, i nostri, che nei primi momenti di esplosione del Covid-19 si erano proprio contraddistinti come aree particolarmente contaminate e a rischio.

 

In un incontro dell’European Travel Commission di pochi giorni fa, inoltre, si è sottolineato ed è stato condiviso all’unanimità, come anche a livello di “destinazione Europa”, nell’area più rilevante e tradizionale del mondo, questo sia il momento di investire e di riaffermare il ruolo del turismo. Questo aspetto va letto per il nostro paese soprattutto nella necessità e nell’azione di sostenere la  crescita dell’offerta turistica nei sui risvolti qualitativi, già marcatamente in atto presso i nostri competitors, nonché in un potenziamento delle componenti ambientali -particolarmente insite negli attributi richiesti dal turista postCovid- e di quelle tecnologiche, con particolare riguardo a commercializzazione e comunicazione.

 

Incrociando gli aspetti sin qui sottolineati in un’ottica propositiva e di policy, alcune macro considerazioni sono d’obbligo.

 

Parola chiave, ancora una volta, per un paese leader e di prima generazione quale il nostro, resta la crescita turistica: investire sulla qualità, meglio su quel livello di qualità idoneo e in sintonia col valore delle nostre risorse culturali e ambientali,  senza appiattirsi e crogiolarsi su rendite di mera posizione a breve, ovvero su  livelli  di crescita ritenuti “banalmente soddisfacenti”. Questo soprattutto se quest’ultimi sono dettati  da politiche di prezzo da ascriversi al trend della  domanda,   e non da idonee  politiche che tengano conto appunto di una crescita qualitativa. Quella crescita che spesso richiede anche politiche di revamping, di manutenzioni e di investimenti di varia natura sul territorio, per non parlare di investimenti in infrastutture tecnologiche, e di trasporto, etc.: fattori essenziali oggi più che mai, e ancora troppo spesso latitanti. A questo si aggiunga l’investimento in capitale umano e in formazione a tutti i livelli della filiera, con la consapevolezza che il settore richiede oggi competenze specifiche in grado di interagire con un mercato sempre più dinamico ed innovativo. Il dialogo tra soggetti della formazione ed imprese ed istituzioni operanti nel settore deve essere virtuoso nelle competenze che si formano in aula e nell’assorbimento delle stesse sul mercato.

 

Cavalcare una ripresa, o meglio una  vera  ricostruzione post guerra Covid (perché di vera  guerra si tratta!) vuol dire attuare azioni di policy idonee,  tutte  con la debita governance. Qui, fra l’altro, tutte le aziende -e su tutta la supply e value chain turistica- sono chiamate in campo, soprattutto quando fra le motivazioni principali di una nuova domanda turistica si trova l’autenticità, l’Italian way of living e la tipicità delle nostre produzioni, con l’ambiente umano  e  fisico che agiscono da catalizzatori. In altri termini non dobbiamo perdere  una progettualità consona per agire in tale direzione. Direzione, appunto, nella quale altri paesi – anche di seconda generazione turistica, come abbiamo osservato – si stanno muovendo agevolmente e in tempi rapidi.

Elemento  prioritario, indispensabile ed essenziale per procedere in tale direzione è la consapevolezza.

Siamo sicuri di averne a disposizione una quota sufficiente,  necessaria oltre tutto  per non vanificare tanti sforzi di attori privati e

pubblici in atto?  La speranza è che l’arrivo della tanto attesa ripresa e i fondi del PNRR non facciano dimenticare queste necessità in favore di mere logiche di breve termine”.

Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts