Maran per Milano: “Flessibilità e Riqualificazione per le Nuove Smart City”

Un messaggio forte e propositivo è quello che arriva da Milano, la città che più di tutte nel nostro Paese stava vivendo un decennio di grande espansione economica con tutte le potenzialità e criticità sociali che derivano da un periodo di così lungo successo. A comunicarlo in modo chiaro ed efficace è l’Assessore all’urbanistica e verde Pierfrancesco Maran lo scorso 24 settembre al think tank promosso da Re Mind. L’assessore si dimostra lucido e consapevole della situazione di precarietà in cui ci troviamo ad orbitare, allo stesso tempo però rilancia “Noi abbiamo un quadro di pianificazione e di programmazione di interventi molto ampio in tutto il territorio. Adesso dobbiamo vivere con l’ottica che sono cambiati alcuni elementi di certezza della nostra economia. Auspichiamo tutti che diverse delle criticità siano periodiche”. Probabilmente, e non è il solo assessore a dirlo, lo smart working rimarrà come modus operandi soprattutto in un contesto che effettivamente ancora non può definirsi post-pandemico; quello che però si augura più di tutto è che ritorni il turismo, elemento molto importante dell’economia del nostro territorio, che aveva effetti fortissimi su molteplici aspetti economici e che ha portato ripercussioni per la sua mancanza, basti pensare alla crisi in cui si sono ritrovati la ristorazione e il sistema alberghiero. “Pensiamo però anche agli effetti abitativi che possono essere ripensati” aggiunge. “A gennaio infatti avevamo calcolato che a Milano ci sono circa cento mila alloggi in affitto, di essi 20.000 utilizzati come Airbnb. Oggi si stanno cercando di riallocare”. Altro punto su cui si sofferma Maran e l’alleggerimento del costo degli affitti che stava diventando molto critico, al tempo stesso però riconosce che “essendo questi appartamenti non di proprietà di grandi multinazionali ma frutto dell’investimento di famiglie italiane milanesi e non, l’ultimo anno circa il 20% delle compravendite in città sono avvenute per investimento e non per una necessità abitativa diretta”: questo è senza ombra di dubbio, oggi, uno dei cambiamenti più rilevanti che ha investito Milano dal punto di vista abitativo. “Di sicuro abbiamo dei temi, dei miglioramenti, degli investimenti che sono in corso sugli alloggi popolari. Stiamo parlando di un’offerta che è straordinaria ed è unica anche nel contesto europeo: a Milano circa 70.000 famiglie vivono in alloggi popolari, stiamo parlando di un’offerta superiore all’11/12% degli appartamenti, poche città al mondo hanno un’offerta così alta di alloggi popolari a prezzi popolari”. Molti hanno investito su un’edilizia convenzionata, a prezzi accessibili, che invece negli anni è diventata uno dei punti critici del meneghino su cui si sta provando a lavorare. Secondo l’assessore sarebbe proprio questo l’elemento su cui si dovrebbe provare a concentrarsi maggiormente: “da un lato fortunatamente c’è una parte della popolazione che rientra in un sistema economico che funziona, che è cresciuto negli scorsi anni e che è in grado di reggere anche la crisi attuale, che si può permettere anche abitazioni di pregio a prezzi estremamente elevati, e questo è fantastico perché in un territorio come il nostro il fatto che uno si possa affermare attraverso il lavoro è un valore che va mantenuto, preservato. Dall’altro però il nostro territorio deve garantire spazio anche a chi invece ha disponibilità economiche minori, e su questo ogni tanto la concorrenza abitativa è feroce e rischia di essere escludente”. A tal proposito cita un intervento rappresentativo cui ha preso parte a Bisceglie che riesce a stare su un migliaio di alloggi a 3000 euro al metro quadro, un’opportunità molto importante per la società. Si pone diversi importanti interrogativi, uno in particolare comune a tutti i partecipanti al meeting: come possiamo lavorare in questo quadro? Dice Maran, “c’è un elemento che è fondativo della nostra economia, non c’è il pubblico da un lato e il privato dall’altro, ma c’è una grande capacità, spesso, di trovare sinergie e il giusto punto di equilibrio che consente di indirizzare verso la stessa direzione le politiche pubbliche e gli investimenti privati”. Nel nuovo piano di governo del territorio è stato rimarcato molto il fatto che bisogna incrementare la parte dell’edilizia convenzionata e riservare un’attenzione particolare alla parte in affitto che è quella in cui siamo più fragili, anche perché negli anni la popolazione si è molto ringiovanita, sono arrivati tanti ragazzi che molto spesso quando sono all’università hanno il sostegno della famiglia che li mantiene durante gli studi. Il paradosso però è che si sentono “poveri” quando iniziano a lavorare e non sono più supportati da casa perchè hanno uno stipendio troppo basso che non gli permette eventuali progetti familiari. “Quella è una fascia di popolazione su cui Milano vede e può fare di più, per fare di più serve che Milano smetta di essere Milano come città di un milione e 400.000 abitanti. E questo è uno dei difetti principali della Milano degli ultimi anni e su cui dobbiamo lavorare ma anche una delle grandi opportunità del futuro”. Ci sono idee comuni vicino alla città, che hanno caratteristiche assolutamente analoghe alla città di Milano: Sesto San Giovanni non è diverso da Villa San Giovanni o dal fondo di Viale Monza come qualità di servizi; Cologno Monzese ha la metropolitana tanto quanto Udine, Crescenzago, Cascina Gobba, anzi ha anche una qualità urbana nettamente superiore a Cascina Gobba. Rho, Varese, Corsico sono comuni che hanno un’offerta di qualità della vita che è simile ad alcune zone che a Milano valgono di più perché si chiamano di Milano. L’anno scorso è stato rivisto il sistema tariffario dell’ATM mettendo la stessa tariffa per i comuni della prima fascia anche per iniziare a rompere questo meccanismo “discriminatorio”, ma non basta, dice l’assessore, “Oggi dobbiamo fare di più. Dobbiamo fare in modo che concorrano in maniera proficua a quell’idea che noi definiamo una metropoli dei quartieri, che non si ferma quindi ai confini urbani, ma si allarga a una fetta di città grande che ha servizi analoghi, che è ben servita dal trasporto pubblico, e questa è la prima caratteristica di cui ha bisogno una metropoli”. Oggi il trasporto pubblico è evidentemente in difficoltà per il Covid-19, ma pensando a un futuro superamento di questa difficoltà è evidente che quello vada a costituire la spina dorsale dell’ossatura principale. Prosegue Maran ponendo l’accento sì sulla necessità di lavorare sulle case, ma anche lavorare sodo sul fare quartiere e fare socialità. “Parlavamo con alcuni sviluppatori immobiliari, e anche nel loro percepito, il valore dell’immobile oggi è inferiore al tema della qualità del quartiere dove esso insiste. E questo è perché per tanti cittadini si acquista o si sceglie di vivere in un sistema, in un luogo, e questo è un valore ed è anche una grande opportunità per le città: migliorare il contesto pubblico è essenziale e lo si può fare collaborando insieme”. L’esperienza del Coronavirus è stata profondamente negativa per tanti, per i molti lutti, ma ci ha posto davanti a una realtà fattiva obbligandoci ad alcune riflessioni sul futuro, che forse è meno pianificabile del passato, cambiano le esigenze dei cittadini, cambiano le necessità, e il valore della flessibilità diventa nettamente maggiore rispetto a ieri. Nel piano urbano del territorio per esempio è stato creato un meccanismo di sostanziale indifferenza funzionale tra tutte le attività economiche: decisamente un grande passo verso quella “flessibilità” auspicata. Ma gli interrogativi che necessitano una risposta puntuale sono ancora molti: come riusciamo a fare in modo che almeno le cose nuove, e poi però anche quelle già esistenti, abbiano una duttilità maggiore rispetto al passato? Vista l’altissima probabilità che permanga questa situazione lavorativa da casa, come rendere più adattabili certi luoghi anche per altre funzioni di cui abbiamo bisogno oggi? La dovuta attenzione va rivolta anche al tema dei negozi, a Milano ma non solo, e in quanto obiettivo pubblico bisogna difenderne la presenza e il loro ruolo sociale per una salvaguardia delle attività. Continua Maran “Da un lato dobbiamo accelerare e migliorare le politiche sulla flessibilità e in urbanistica questo è essenziale perché pensiamo oggi delle cose che verranno inaugurate tra 3/5 anni e non sappiamo come sarà il mondo tra 3/5 anni, quindi dobbiamo poterle adattare. Milano poi deve essere accessibile a tutte le categorie sociali e quindi anche a quella fascia di middle class che soffre di più questa stagione. Infine non basta occuparsi di case se non ci si occupa di servizi e di qualità di quartieri e su questo c’è un grande lavoro e significa anche provare a indirizzare le risorse del recovery found perché aiutino a risolvere alcune delle mancanze storiche di questi anni”.

Maran tira in ballo anche il concetto fantastico de’ “La città da 15 minuti”, il nuovo modello di smart city post Covid, “Noi l’abbiamo già realizzata con pochissime mancanze”, sostiene fiero. Realizzare la città da 15 minuti significa, nel caso specifico milanese, “fare in modo che Gratosoglio, che Baggio, che il Giambellino si sentano un modello dove hai tutto e dove a volte la mancanza non è paradossalmente quella dei servizi pubblici, ma la necessità di inglobare servizi privati e un mix che non siano solo offerte abitative”.

 

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