Giuseppe Vadalà:“La Sostenibilità NON è un Investimento a Fondo Perduto”

Al Think Tank dello scorso 2 ottobre tenutosi al Circolo Canottieri Roma promosso da Re Mind Filiera Immobiliare presieduta da www.paolocrisafi.it, è intervenuto anche Giuseppe Vadalà (Generale Arma dei Carabinieri – Commissario Straordinario di Governo Bonifiche Discariche Abusive) con un focus mirato sulla gestione dei rifiuti, oggettivamente un problema storico del nostro Paese. Altrove la gestione dei rifiuti è percepita e vissuta come una risorsa, tanto che ci si produce energia, il nostro Paese invece i rifiuti li esporta perché non è in grado ancora di smaltirli completamente, ovviamente nella generalità dei casi perché esistono sempre esempi di eccellenza.

“La questione dei rifiuti è una questione politica e ci sono due aspetti della stessa problematica, due facce della stessa medaglia. Nel 1920 il mondo era abitato da 2 miliardi di persone, oggi siamo 7 miliardi, c’è stata una crescita esponenziale. Come diceva il Santo Padre, dal 1° settembre al 4 ottobre siamo nelle giornate del Creato e definisce nell’enciclica che noi siamo la ‘società dello scarto’. Lo scarto di cui ci dobbiamo occupare molto più di prima per cercare di fare in modo che diventi una risorsa.

Al giorno d’oggi con un numero così elevato di abitanti e anche con uno sviluppo economico che produce comunque scarti molto più che in passato, non è più possibile andare solo sulla discarica e l’ultima direttiva europea è che nel 2030 massimo tutti i Paesi Europei devono arrivare al 10% di discariche non di più. Per far questo si deve passare da una gestione dei rifiuti che non deve essere più ‘di discarica’ ma deve essere un ciclo virtuoso, economia circolare. A tal fine da una parte c’è bisogno del sostegno dei cittadini che facciano la raccolta differenziata, dall’altra c’è bisogno dell’imprenditoria che faccia girare tutto questo. Cioè se il vetro che recuperiamo o se tutto l’organico che recuperiamo non riesce poi ad essere venduto è ovvio che tutta la macchina si blocca. Quindi si deve costruire a poco a poco”.

L’Italia oggi si trova in questo passaggio, ci sono dei chiaroscuri, ci sono regioni molto avanti che addirittura si sono dotate di una tesserina “più ricicli e più guadagni”, e ce ne sono altre sicuramente più indietro.

“In Italia ci sono 30.000 discariche da bonificare, su 15.000 si sta lavorando, altre 15.000 da bonificare, sono i cosiddetti Sir, sistemi di siti di interesse regionale, ma in tutta Europa ci sono 2 milioni di siti da bonificare, in Italia ci sono anche i 42 Sir di interesse nazionale, i grandi siti contaminati che sono 170.000 ettari” precisa Vadalà.

“Su questo si deve investire perché la sostenibilità non deve essere uno slogan, e su questo siamo tutti d’accordo, ma per far sì che ciò accada la sostenibilità deve essere misurata”. È indispensabile riuscire a misurare quanto un determinato intervento riesce a ridare in sostenibilità, intesa quindi non solo da un punto di vista ambientale ma anche economico e sociale. “Le bonifiche sono un grande problema di sostenibilità, è inutile dirlo, perché è vero che si investe a fondo perduto, perché i soldi molte volte è lo stato che li deve immettere, perché non è facile andare a individuare chi ha inquinato quella zona; però non sono investimenti a fondo perduto perché riescono a migliorare la vita dei cittadini e restituiscono il territorio per gli utilizzi. È indispensabile a tal fine cercare di mettere in circolo fondi statali e prestare la dovuta attenzione a quel famoso rapporto pubblico privato che non può esserci solo in teoria ma deve essere veramente tale che se il privato riesce a investire riesce anche a riutilizzare”.

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