Dino Pesole (Editorialista de “Il Sole 24 Ore”) all’Assemblea pubblica Re Mind Campioni d’Italia

All’Assemblea pubblica Re Mind “Campioni d’Italia – Le Buone Pratiche Pubbliche e Private per il Rilancio del Paese”, promossa dal presidente di Re Mind Paolo Crisafi, è intervenuto Dino Pesole (Editorialista de “Il Sole 24 Ore”) che ha così dichiarato:

“Grazie a Remind e a Paolo Crisafi per avermi invitato a questo importante evento.

Ci troviamo in un periodo molto complesso dal punto di vista dell’informazione, in una vera e propria epoca di transizione. Gli strumenti sono cambiati, internet e i social sono ormai alcune delle principali fonti di notizie e la stessa informazione è diventata “tambureggiante”, richiedendo un aggiornamento costante da una pluralità di fonti. Ciò che invece non è cambiato, ma che, al contrario, ha forse acquisito ancor più valore, soprattutto in concomitanza con l’avvento pandemico, è la centralità del ruolo di colui che informa.

In questo senso, l’informazione corretta, puntale e ben documentata è rimasta una precondizione assoluta per comunicare con l’opinione pubblica.

Naturalmente in tutto ciò una parte di responsabilità non può che risiedere nel buon senso del singolo giornalista, che deve rappresentare quello che io chiamo “guardiano del potere”, evitando di risultare un semplice “trasmettitore” di messaggi che provengono altrove.

In questo ambito, essere una buona pratica significa attivare la propria intelligenza e sensibilità giornalistica per verificare le notizie.

In conclusione, se gli strumenti e il contesto si sono sicuramente evoluti rispetto a qualche anno fa, la precondizione della corretta informazione e della preparazione dell’informatore è rimasta immutata.

Per poter valutare e anche contestare le fonti, occorre infatti saper conoscere ed essere in grado di interpretare la materia, i fatti, per spiegargli nel miglior modo possibile, attraverso una comunicazione semplice, ma mai semplificata. Il compito del giornalista è quindi quello di trasmettere all’opinione pubblica concetti complessi attraverso formule più semplici, per evitare quanto più possibile confusione.

Sulla stessa pandemia, per esempio, bisogna cercare di far parlare i fatti e non le emozioni, avendo queste ultime a che fare con le percezioni e quindi con l’errore”.

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