Tomaso Cognolato (Ceo Terminal Napoli SpA – Presidente Economia Portuale Unione Industriali NA) all’Assemblea pubblica Re Mind Campioni d’Italia

All’Assemblea pubblica Re Mind “Campioni d’Italia – Le Buone Pratiche Pubbliche e Private per il Rilancio del Paese”, promossa dal presidente di Re Mind Paolo Crisafi, è intervenuto Tomaso Cognolato (Ceo Terminal Napoli SpA – Presidente Economia Portuale Unione Industriali NA) che ha così dichiarato:

“Il porto di Napoli per quanto riguarda la parte passeggeri è il terzo porto italiano dopo quello di Civitavecchia e Venezia. Nel 2019, anno pre-pandemia, abbiamo totalizzato quasi un milione e 400 mila passeggeri solo per le crociere, mentre per quanto riguarda il movimento dei passeggeri più in generale, il golfo di Napoli con il suo porto è il secondo, parliamo infatti di 8 milioni di passeggeri all’anno.

In questo anno pandemico devo dire che noi non ci siamo mai fermati: dal punto di vista commerciale ovviamente il porto non si è mai fermato ed è stato il motore e il sostegno di tutto quello che è la vita quotidiana che noi facciamo attraverso la distribuzione delle merci di qualunque genere si possa pensare e anche per quella che è la distribuzione dell’energia.

Prima si è parlato di green e di attenzione all’ambiente, ecco il porto di Napoli oggi rappresenta qualcosa come sette milioni di utenti che si riforniscono dal punto di vista del carburante, circa il 7% dell’intero territorio nazionale per quanto riguarda gli idrocarburi. E’ ovvio che bisogna traguardare la necessità di operare in un ambiente sicuramente migliore e quindi tutto quello che è rivolto alle forme alternative in termini di carburanti o al cosiddetto ‘cold ironing’ sono l’obiettivo futuro che ci si deve prefiggere, a cui però bisogna fare attenzione perchè è facile parlare di ‘cold ironing’ ma bisogna anche capire dove viene prodotta questa energia che arriva direttamente in banchina, come viene prodotta e dove viene distribuita: non bisogna vedere solo la parte finale ma bisogna anche andare a capire tutto il processo per evitare che mettendo la corrente in banchina nel porto di Napoli si generi addirittura ancora più inquinamento da un’altra parte, magari vicino a Napoli stessa.

Non ci siamo mai fermati neanche dal punto di vista passeggeri, perchè siamo stati tra i primi porti italiani a riavviare  il tema crociere a metà agosto dell’anno scorso. Abbiamo lavorato con il ministero, con le istituzioni sanitarie presenti in porto per realizzare tutta una serie di protocolli di intesa, ovviamente con le compagnie armatoriali che sono MSC e COSTA che sono le prime due al mondo che sono ripartite, per garantire una sicurezza in termini di prevenzione a quella che è la diffusione del virus.

L’anno scorso il porto di Napoli ha avuto il piacere di ricevere quasi 30.000 passeggeri, e devo dire senza avere alcun tipo di ricaduta negativa, nè problematiche in termini di contagi e quant’altro, e direi che l’aspetto positivo della cosa è stato proprio quello di lavorare come un’unica squadra (sanità marittima, compagnie di crociere, terminalisti, città di Napoli) per far in modo che tutto quello che si andava a progettare, a costruire, a realizzare avesse un fil rouge unico con un’unica regia che garantisse il maggior livello di sicurezza possibile.

Sempre nell’ottica di collaborazione e di messa a disposizione di quelle che sono le strutture del porto, abbiamo aperto all’inizio di quest’anno uno dei principali hub vaccinali della città di Napoli: noi oggi vacciniamo circa 1600 persone al giorno grazie alla collaborazione fatta con la Asl Napoli 1 all’interno della stazione marittima. Grazie ai protocolli messi in essere e studiati nell’arco degli ultimi sei mesi, siamo riusciti a far convivere i flussi crocieristici, che purtroppo non sono ancora ai livelli pre-pandemia ma che comunque iniziano ad essere interessanti, con il flusso di cittadini verso l’hub vaccinale.

Oltre a questo ovviamente tutte le imprese del porto stanno lavorando per cercare di sviluppare e di rendere sempre più attrattiva quella che è la capacità infrastrutturale di risposta del porto di Napoli nella sua più ampia accezione del termine. Direi che gli aspetti molto positivi di questa pandemia che ci hanno insegnato parecchio e che costruiranno la strada futura, sono quelli di avere finalmente una collaborazione e una sinergia molto stretta tra tutte le imprese portuali per dare anche dei suggerimenti per quelli che sono i disegni di sviluppo futuri. Mancava infatti una collaborazione all’interno dello stesso porto e una regia a livello nazionale di quello che rappresentano i porti in Italia.

Non dobbiamo dimenticare che il porto lavora incessantemente, continua ad alimentare l’economia non solo del porto o della città stessa, ma anche di tutto quello che ruota intorno al porto. Nello specifico poi il porto di Napoli rappresenta il 35% del pil della regione Campania, e questo è un fattore sicuramente determinante. Riuscire ad avere la portualità che riprende, a livello nazionale, quel ruolo di motore e di traino di tutta l’economia nazionale credo sia una cosa fondamentale da mettere al centro della prossima agenda governativa, includendo tutte le realtà portuali nazionali, non solo quelli più importanti per definizione; realizzare ciò significherebbe permettere nuovamente all’Italia di riappropriarsi di quel ruolo di primordine da un punto di vista commerciale che storicamente ha sempre detenuto nel bacino del Mediterraneo”.

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