La Familiarità delle Forze dell’Ordine nel Giorno della Memoria

Giulio Gravina – Cofondatore Gruppo Italpol

La celebrazione del giorno dei defunti, al di là dell’approccio religioso o laico di ognuno con la ricorrenza, nasce dall’esigenza universalmente sentita di commemorare coloro i quali nella vita di ciascun essere umano, abbiano rivestito un ruolo importante. Non parlo esclusivamente dei genitori per i figli, dei nonni per i nipoti, o di parenti, affini, amici scomparsi più o meno prematuramente e/o tragicamente.


Ci sono infatti delle Figure “altre”, quali quelle dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine che, pur non appartenendo necessariamente all’alveo parentale più prossimo a ciascuno di noi, per il ruolo svolto a tutela di ciascun cittadino e di difesa dei valori fondanti della nostra società civile, per i quali arrivano a sacrificare il bene supremo della propria vita, assumono una familiarità, un’importanza tali, da non poter non essere onorati in una giornata in cui il ricordo, meglio ancora la memoria, con tutta la potenza evocativa che la contraddistingue, unificante e epica, reitera i propri riti aggreganti e vivificanti, necessari a ribadire e rafforzare il contratto sociale a cui tutti quanti ci sentiamo civicamente vincolati.
La nostra società ha raggiunto livelli di complessità tali per i quali, gestire tale immane compito risulta in alcuni casi obiettivamente arduo, nonostante il profondere degli sforzi umani e economici messi in campo dalle Istituzioni per ottemperare alla propria missione in particolar modo nella sfera legata alla sicurezza.
Rimangono inevitabilmente degli spazi di collaborazione attiva tra Istituzioni e cittadinanza, spazi nell’ambito dei quali operano altre figure che mi onoro di rappresentare in queste poche righe, le quali, in maniera assolutamente anonima, con spirito di servizio e dedizione, umilmente, collaborano quotidianamente con Le Forze dell’Ordine per “tutelare e proteggere il patrimonio, pubblico e privato, svolgendo funzioni di prevenzione e repressione dei reati, principalmente a carattere predatorio, commessi ai danni dei beni mobili e immobili oggetto della propria vigilanza e custodia”.
Mi riferisco alla Guardia Particolare Giurata.
Quella figura che nell’immaginario collettivo ricordiamo nella sua veste iconografica del “Metronotte” che con la bicicletta passava nelle vie della città per vigilare, ha acquisito al giorno d’oggi ben altro profilo di professionalità e competenze umane, operative e tecnologiche, necessarie per rendere tale figura al passo coi tempi. Le attestazioni di stima da parte di alcuni clienti che i miei uomini e il proprio operato hanno ricevuto in occasione della gestione dei servizi di sicurezza durante il G20 tenutosi nei giorni scorsi a Roma, stanno a confermare quanto da me affermato.
Tale esempio di collaborazione attiva, che non può e non vuole assolutamente sostituirsi al ruolo esclusivo di tutela, prevenzione e repressione riservato alle Forze dell’Ordine, costituisce a parere di chi scrive un modello virtuoso che lo rende orgoglioso di poterne esserne parte in qualche misura.
È quindi anche a queste donne e a questi uomini che spendono ogni giorno del proprio servizio, alla tutela e alla sicurezza della collettività a rischio della propria incolumità, che invio il mio grazie più sentito.

 

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