Intervista di Marina Ricci al cantautore Federico Martelli e omaggio a Remind con il brano “Bello Bello”

Si riporta di seguito l’intervista di Marina Ricci al cantautore Federico Martelli, in occasione della sua partecipazione nell’ambito del percorso Remind “OLTRE LE CRISI: SCENARI IMPRENDITORIALI, ECONOMICI, IMMOBILIARI, INFRASTRUTTURALI, TURISTICI E CULTURALI”.

 

  • Remind filiera immobiliare promuove questa iniziativa valoriale nel mese in cui vengono festeggiate a livello internazionale le giornate degli imprenditori e dei giovani. In questo senso, la presenza dell’autore e cantante Federico Martelli oggi con noi è particolarmente gradita perché con la chiave dell’ironia affronta temi importanti della vita di tutti noi. In particolare, con la sua hit “bello bello” con cui è stato finalista a Italia’s got talent parla di un datore di lavoro ego riferito, figura ingombrante e talvolta frustrante per un giovane impiegato. Ti chiedo allora Federico, come nasce il progetto Federico Martelli?

 

Ringrazio innanzitutto Remind, mando i miei saluti e una dedica di buon lavoro alle persone coinvolte nella vostra associazione. Il mio progetto musicale, dal nome Martelli, come il mio cognome, nasce quando incontro a Milano Dario Moroldo della band “amari” che decide di aiutarmi a produrre i miei brani a farli uscire dalla cameretta. Trasferitomi a Milano nella speranza di fare più musica e conoscere musicisti per cercare di entrare nella industria discografica mi ritrovo a fare più lavori per potermi mantenere. È solo però quando perdo uno di questi lavori per dei tagli al personale che finalmente riesco a trovare il tempo per concludere i miei brani e per trovare una casa discografica.

 

  • Federico, qual è il valore che hai dato all’ironia, per esempio appunto nella canzone “bello bello” nell’affrontare i temi riguardanti le dinamiche sociali quali come i disagi sul posto di lavoro, il mobbing e i problemi relazionali?

 

Quando si usa l’ironia bisogna pensare al contesto in cui la si usa, a quanta libertà di espressione c’è nel contesto e alla possibilità anche di essere fraintesi dal pubblico, ovvero da chi deve ricevere il messaggio e anche dalla possibilità che solo alcuni livelli di questo possano arrivare. Posso dire che che dal momento in cui ho deciso di presentare “bello bello” a Italia’s got talent sapevo che nel contesto di un talent fare una dura invettiva politicizzata contro i datori di lavoro “egoriferiti” sarebbe stato controproducente; l’ironia mi è sembrata allora la soluzione più semplice per veicolare il mio messaggio, anche a costo di essere frainteso. Potevo infatti passare semplicemente per un personaggio leggero, ed in parte lo è stato, però, al contempo, posso anche dire che tante altre persone a cui doveva arrivare il messaggio sono state molto contente di riceverlo. In alcuni casi, mi hanno anche raccontato di datori di lavoro molto ego riferiti che ascoltando la canzone hanno capito come stavano trattando i loro dipendenti e hanno cambiato modo di porsi nei loro confronti. Di ciò ne vado molto fiero.

 

  • Con il brano “bello bello” quale messaggio intendi dare ai datori di lavoro, ai capi e quale ai giovani lavoratori?

 

Allora ai datori di lavoro e ai capi vorrei dire che molte persone che potrebbero ritrovarsi a lavorare non sono lì per le loro stesse motivazioni. in Italia c’è poca mobilità sociale e molte persone lavorano per mantenersi, questa è la prima esigenza da capire. Non sono tutti infatti lì per passione o perché è un loro progetto di vita; chiedo allora a tutti di utilizzare il più possibile l’empatia per capire chi hanno di fronte quali sono le lore esigenze. Ai giovani lavoratori, invece, non so bene cosa dire. Infatti, da un esame che ho fatto del pubblico che ho raggiunto con la mia canzone, sembra che questa, più che nei giovani lavoratori, abbia fatto breccia nei lavoratori di una certa età, probabilmente questi poichè hanno passato o passano anni della loro vita a lavorare con dei datori di lavoro problematici. Ritengo poi a tal riguardo che i giovani abbiamo un approccio al lavoro diverso, e, in questo senso, forse, la canzone che rispecchia meglio tale approccio è la canzone “Del verde” di Calcutta, in particolare nella famosa frase “preferirei perdermi in un bosco che per un posto fisso”. Nel complesso, comunque, mi vien da dire che invece di regalare così tanto spazio mediatico a imprenditori che affermano che non riescono a trovare lavoratori e invece di usare i giovani come caprio espiatorio, bisognerebbe forse chiedersi cosa stanno offrendo realmente questi imprenditori ai giovani. Credo infatti che molti giovani stiano semplicemente esercitando il loro diritto di scegliersi un futuro diverso, di come investire il loro tempo e le loro energie. Vorrei allora che non ci fosse questo stigma sociale nei loro confronti, quanto piuttosto nei confronti di chi offre condizioni di lavoro inique. Il mio invito per i giovani lavoratori è allora quello di non accettare delle condizioni che sono state create più di un secolo fa e che probabilmente non sono più adeguate al nostro modo di produrre oggi, ma dimostrare con l’esempio alle generazioni più anziane che si può vivere e lavorare in una maniera diversa.

 

  • Ultima domanda Federico, ci puoi dare qualche anticipazione sui i tuoi prossimi progetti?

 

Allora, vi dico solo che miei progetti per il futuro sono registrare nuove canzoni, ma al momento, purtroppo, di più non posso dire. Vi ringrazio comunque ancora per la cortese attenzione e per avermi invitato a fare questa intervista.

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